Shisha Pangma
Accesso
Itinerari della vetta
La Shishapangma è raggiungibile in automobile fino a poche ore dal campo base, grazie alla rete stradale tibetana: l'avvicinamento è il più breve tra tutti gli ottomila. Il campo base si installa a circa 5.000 metri sul versante nord. La via normale risale il versante nord-ovest per la cresta nord fino alla cima centrale, e prosegue — per chi intende raggiungere il punto più alto — lungo la cresta esposta fino alla cima principale. La parete sud-ovest, alta circa 2.500 metri, offre una serie di itinerari impegnativi aperti in stile alpino a partire dal 1982. Il versante nord è quello più frequentato ed è considerato tra i meno tecnici tra tutti gli ottomila; l'ostacolo principale resta la cresta finale tra cima centrale e cima principale, affilata e esposta.
Vie di salita estive
» da Campo Base nord (5.000m), via normale versante nord, cresta nord-ovest – PD – 4–6 settimane (acclimatamento incluso) – (3.027mD+) (via normale)
» da Campo Base sud, via parete sud-ovest (Scott–Baxter-Jones–MacIntyre, 1982) – D+ – prima salita della parete sud-ovest in stile alpino; canalone ghiacciato diretto
» da Campo Base sud, via Kukuczka–Hajzer (1987) – D – cresta ovest, con discesa sulla neve con gli sci dal tratto finale da parte di Kukuczka
» da Campo Base, via parete sud-ovest (Steck, 2011) – D+ – solitaria in 10h30m dal campo base avanzato; Piolet d'Or
Vie di salita invernali
» via normale versante nord (5.000m) – PD – prima invernale 14 gennaio 2005 (alpinismo, Moro e Morawski)
Introduzione
Con i suoi 8.027 metri la Shishapangma è la quattordicesima e meno elevata tra le montagne sopra gli ottomila metri. Si innalza interamente in territorio tibetano — e quindi, dal punto di vista politico, all'interno della Repubblica Popolare Cinese — a circa 120 chilometri a nord-ovest dell'Everest, nell'Himalaya del Tibet meridionale. Il nome tibetano significa "la catena montuosa sopra la pianura erbosa"; in sanscrito è nota come Gosainthan. Fu l'ultimo dei quattordici ottomila ad essere scalato, il 2 maggio 1964, non per le difficoltà tecniche dei suoi versanti — la via normale è tra le più accessibili di tutti gli ottomila — ma per la chiusura politica del Tibet agli stranieri, mantenuta dalla Cina per tutto il decennio precedente. La prima ascensione fu compiuta da una grande spedizione cinese guidata da Xǔ Jìng: dieci alpinisti raggiunsero la vetta contemporaneamente. La montagna fu aperta agli alpinisti stranieri solo nel 1980. Nel 1982 una piccola spedizione britannica — Doug Scott, Roger Baxter-Jones e Alex MacIntyre — aprì la prima via sulla parete sud-ovest in perfetto stile alpino, in uno degli episodi fondativi dell'himalaysmo leggero moderno. La prima ascensione invernale fu compiuta il 14 gennaio 2005 da Simone Moro e Piotr Morawski; per Moro fu la prima prima invernale su un ottomila per un alpinista non polacco. La Shishapangma presenta una caratteristica che la distingue da tutti gli altri ottomila: la cresta sommitale comprende due cime ravvicinate — la cima principale (8.027m) e la cima centrale (8.012m) — separate da una cresta affilata e tecnicamente delicata; molti alpinisti si sono fermati alla cima centrale, generando una disputa ricorrente nelle classifiche dei collezionisti di ottomila.
Descrizione
Contesto geografico
La Shishapangma si trova nell'Himalaya tibetano, all'interno della regione autonoma del Tibet, a breve distanza dal confine nepalese. È la vetta più alta completamente inclusa in territorio cinese — una posizione che l'ha resa a lungo inaccessibile agli alpinisti non cinesi — ed è anche l'unico ottomila visibile dalla città di Kathmandu, a circa 75 chilometri a sud in linea d'aria, nelle giornate di eccezionale visibilità. Il massiccio si estende in direzione est-ovest con tre cime principali: la cima principale (8.027m) a est, la cima centrale (8.012m) al centro e la cima ovest a quota inferiore. La cresta sommitale che collega le due cime maggiori è affilata, esposta e tecnicamente più impegnativa della via che porta alla cima centrale; questo spiega perché molte spedizioni abbiano considerato sufficiente raggiungere quest'ultima. Il versante nord si affaccia sull'altopiano tibetano, aperto e battuto dai venti provenienti dall'interno dell'Asia; il versante sud precipita con pareti ripide verso le valli del Nepal.
Dal punto di vista geologico la Shishapangma appartiene alla Great Himalayan Sequence, con rocce metamorfiche ad alto grado — gneiss e migmatiti — emerse dalla collisione continentale tra le placche indiana e eurasiatica. Rispetto ad altri ottomila, la Shishapangma si trova più all'interno dell'altopiano tibetano, in una posizione relativamente isolata che la espone ai sistemi meteorologici freddi e secchi provenienti da nord, con caratteristiche climatiche diverse rispetto alle montagne di confine più esposte ai monsoni. Questa esposizione ai venti freddi del Tibet rende la stagione invernale particolarmente severa. La fauna dell'altopiano include il leopardo delle nevi (Panthera uncia) e l'antilope tibetana (Pantholops hodgsonii), nota come chiru, simbolo della fauna selvatica tibetana.
Storia alpinistica
La Shishapangma rimase l'unico ottomila mai tentato fino al 1964, poiché il Tibet era completamente chiuso agli stranieri da quando la Cina vi aveva esteso il controllo nel 1950. La montagna era conosciuta geograficamente fin dall'Ottocento, ma nessuna spedizione straniera aveva mai potuto accostarsi. Il 2 maggio 1964 una grande spedizione cinese guidata da Xǔ Jìng raggiunse la vetta: a differenza di tutte le altre prime ascensioni degli ottomila — quasi sempre compiute da una cordata di due o tre alpinisti — i cinesi portarono in vetta simultaneamente dieci alpinisti, tra cui alcuni sherpa tibetani. Con loro raggiunse la cima anche un busto di Mao Tse-tung. Fu una spedizione numericamente imponente, svolta nello stile delle grandi spedizioni di Stato, senza ossigeno supplementare. Cadeva così l'ultimo ottomila rimasto inviolato, quattordici anni dopo la prima ascensione dell'Annapurna.
La montagna fu aperta agli stranieri solo nel 1980. La prima spedizione occidentale di successo fu tedesca, nello stesso anno. Il 1982 portò quella che è considerata la salita alpinisticamente più significativa nella storia della Shishapangma: gli inglesi Doug Scott, Roger Baxter-Jones e Alex MacIntyre aprirono la parete sud-ovest in perfetto stile alpino — tre bivacchi in salita, uno in discesa, nessuna corda fissa, nessun campo preallestito — con un approccio che dimostrò definitivamente come le grandi pareti himalayane potessero essere affrontate con gli stessi metodi delle Alpi. La salita vinse il primo Boardman Tasker Prize per la letteratura di montagna. MacIntyre morì pochi mesi dopo, nell'ottobre 1982, colpito da una scarica di sassi sulla parete sud dell'Annapurna.
Nel 1987 Jerzy Kukuczka e Artur Hajzer aprirono una nuova via per la cresta ovest; dalla zona sommitale Kukuczka compì un tratto di discesa con gli sci. Nel 2004 il francese Jean-Christophe Lafaille raggiunse la vetta in solitaria l'11 dicembre, in condizioni invernali, con l'obiettivo di firmare la prima invernale. La questione si rivelò più complicata del previsto: circa un mese dopo, il 14 gennaio 2005, Simone Moro e il polacco Piotr Morawski raggiunsero la vetta per la via sud jugoslava. I due rivendicarono la prima invernale, sostenendo che l'inverno astronomico inizia il 21 dicembre; Lafaille dal canto suo rivendicava di aver salito in inverno meteorologico. Il dibattito portò alla codificazione della regola oggi adottata dalla comunità alpinistica internazionale: una salita è invernale se effettuata interamente tra il 21 dicembre e il 21 marzo. Così riconosciuta, la prima invernale è quella di Moro e Morawski; per Moro fu la seconda prima invernale su un ottomila, dopo lo Shishapangma stesso nel 2005 — fatto curioso: fu proprio questa vicenda a far nascere la regola. Nel 2011 Ueli Steck salì la parete sud-ovest in solitaria in 10 ore e 30 minuti dal campo base avanzato, vincendo il Piolet d'Or dell'anno.
Questione della cima principale e cima centrale
La Shishapangma ha una particolarità che la distingue da tutti gli altri ottomila: la cresta sommitale comprende la cima centrale (8.012m) e la cima principale (8.027m), separate da circa 400 metri di cresta affilata. La via normale porta naturalmente alla cima centrale, che è anche la più accessibile. Molti alpinisti che hanno scalato la Shishapangma si sono fermati alla cima centrale, dichiarando di aver salito l'ottomila; la comunità alpinistica e i registratori ufficiali delle salite ai quattordici ottomila distinguono oggi tra chi ha raggiunto la cima principale e chi si è fermato alla centrale. La questione è particolarmente sentita nel contesto delle imprese di collezionismo dei quattordici ottomila.
Contesto culturale
La Shishapangma occupa un posto peculiare nella storia degli ottomila: è l'unica mai tentata da chiunque prima che fosse salita per la prima volta, perché la chiusura politica del Tibet rendeva impossibile qualsiasi avvicinamento. La sua prima ascensione nel 1964 chiuse un capitolo aperto nel 1950 con l'Annapurna — quattordici anni di storia alpinistica straordinaria, con prime ascensioni di tutte le grandi vette del pianeta. La spedizione cinese del 1964 fu radicalmente diversa da tutte le altre: non era una cordata di élite ma una dimostrazione collettiva di capacità nazionale, in linea con i valori politici dell'epoca. Questa differenza di stile rispetto alle spedizioni occidentali rende la storia della Shishapangma unica tra tutti gli ottomila. La salita britannica del 1982 di Scott, Baxter-Jones e MacIntyre rimane una delle pietre miliari dell'himalaysmo leggero, citata ancora oggi come esempio paradigmatico di stile alpino applicato alle grandi pareti himalayane.
Fruizione e frequentazione
La Shishapangma è raggiungibile grazie alla rete stradale tibetana in modo molto più rapido rispetto agli altri ottomila, con l'avvicinamento che si riduce a pochi giorni da Kathmandu via terra. I permessi di salita sono rilasciati dalle autorità cinesi e sono soggetti a limitazioni burocratiche e politiche variabili negli anni. La stagione principale è quella primaverile (aprile–maggio) e autunnale (settembre–ottobre). Il versante nord è di gran lunga il più frequentato.
Informazioni
Quota: 8.027m (cima principale); cima centrale: 8.012m
Nome alternativo: Gosainthan (sanscrito); Shishapangma = "la catena montuosa sopra la pianura erbosa" (tibetano)
Gruppo montuoso: Himalaya del Tibet meridionale — Langtang Himal
Catena alpina: Himalaya
Tipologia: massiccio / due cime principali
Area protetta: nessuna
Prima ascensione: 2 maggio 1964
Primi salitori: spedizione cinese guidata da Xǔ Jìng (dieci alpinisti)
Prima ascensione invernale: 14 gennaio 2005
Primi salitori in invernale: Simone Moro, Piotr Morawski
Libro di vetta: assente
Comune/i: regione autonoma del Tibet, Repubblica Popolare Cinese
Valle/i: altopiano tibetano (N); valli himalayane verso il Nepal (S)
Difficoltà alpinistica: PD (via normale); D+ (parete sud-ovest)
Dislivello medio: 3.027m (da Campo Base nord)
Periodo consigliato: aprile–maggio; settembre–ottobre
Esposizione prevalente: N (via normale); S-O (parete sud-ovest)
Presenza ghiacciai: sì
Presenza tratti attrezzati: sì (corde fisse sulla via normale)
Collections
vette della Cina – lista – mappa