Ararat
Accesso
La via normale all'Ararat si sviluppa sul versante meridionale e non presenta difficoltà alpinistiche tecniche nella parte inferiore, ma richiede attrezzatura da ghiacciaio — ramponi e piccozza — per gli ultimi 400m sul ghiacciaio sommitale. La principale criticità è la quota, con le conseguenti problematiche di acclimatazione e i rapidi mutamenti meteorologici tipici dell'Anatolia orientale. L'area è classificata come zona militare: è obbligatorio ottenere un permesso speciale tramite un'ambasciata turca e ingaggiare una guida certificata dalla Federazione turca di alpinismo. Il punto di partenza è il villaggio di Çevirme, raggiungibile in fuoristrada da Doğubeyazıt (ca. 2.200m); da lì si procede a piedi con bagagli trasportati da muli. La stagione consigliata è da metà giugno a settembre.
Vie di salita estive
» da Çevirme / Eli (2.200m) – versante sud, via normale – F – 4–5 giorni totali inclusa acclimatazione – (ca. 2.900mD+)
Vie di salita invernali
Sci alpinismo
» da Çevirme (2.200m) – versante sud – sci fino a ca. 4.500m, poi a piedi – PD – [da verificare] – (ca. 2.900mD+)
Introduzione
Il Monte Ararat (5.137m), noto in turco come Ağrı Dağı e in armeno come Masis (Մասիս), è la vetta più alta della Turchia. Si trova nell'Anatolia orientale, sul confine tra le province di Ağrı e Iğdır, a poca distanza dai confini con Armenia, Iran e l'exclave azerbaigiana del Nakhchivan. È uno stratovulcano dormiente composto da due distinti coni — il Grande Ararat (5.137m) e il Piccolo Ararat (3.896m) — separati da una fessura orientata in direzione nord-sud. L'ultima manifestazione eruttiva documentata risale al luglio 1840, quando un evento sismico connesso a un'eruzione freatica laterale provocò una colata di fango lungo la gola di Ahora, distruggendo il monastero armeno di Sant'Hakob e il villaggio di Akhuri sul versante nordorientale. La montagna è considerata un simbolo nazionale dall'Armenia, che la raffigura nel proprio stemma nonostante la sovranità turca riconosciuta dal Trattato di Kars del 1921 e dal Trattato di Mosca dello stesso anno. La prima ascensione moderna è del 9 ottobre 1829: il naturalista Friedrich Parrot, dell'Università di Dorpat, e lo scrittore e diacono armeno Khachatur Abovian raggiunsero la vetta al terzo tentativo, stabilendo anche la seconda ascensione più alta mai effettuata fino ad allora fuori dall'Asia. Il nome Ararat è la forma greca e biblica del termine ebraico Urartu, regno che dominò l'altopiano armeno tra il IX e il VI secolo a.C.; il nome turco Ağrı Dağı significa "montagna del dolore", mentre in curdo la vetta è chiamata Çiyayê Agirî, "montagna infuocata", e in persiano Kūh-e Nūḥ, "montagna di Noè".
Descrizione
Il massiccio dell'Ararat si eleva in modo isolato dalla pianura alluvionale dell'Ararat, a est percorsa dal fiume Aras, su un basamento che copre circa 1.100 km². Il Grande Ararat ha una larghezza alla base di circa 25 km e si innalza di circa 3 km rispetto ai piani circostanti dei bacini di Iğdır e Doğubeyazıt. Il Piccolo Ararat si trova a circa 13 km a est-sudest, separato dal cono principale dalla fessura di Sardar Bulag. Dal punto di vista geologico l'Ararat è uno stratovulcano composto poligenico: la struttura poggia su una base di terreni paleozoici ed è costituita da lave e scorie andesitiche, daciti e rioliti, frutto di un'attività eruttiva che si è protratta con fasi alternate di effusione e di eventi esplosivi. La sua genesi è legata alla convergenza della placca araba con quella euroasiatica, lo stesso processo tettonico che genera la sismicità caratteristica dell'intera regione anatolica. La calotta glaciale sommitale, che negli anni Cinquanta del Novecento copriva circa 10 km² con undici ghiacciai in uscita, si è ridotta a 5,7 km² entro il 2011, con un tasso medio di perdita di 0,07 km² all'anno. La lingua nivale perenne inizia intorno ai 4.200m sul versante meridionale e intorno ai 3.900m su quello settentrionale. La vegetazione alle quote inferiori è rada a causa dei depositi vulcanici: praterie steppiche e comunità rupicole caratterizzano i versanti fino a circa 2.500m, mentre alle quote superiori prevalgono distese detritiche prive di copertura vegetale. La fauna include il lupo grigio (Canis lupus), il leopardo anatolico (Panthera pardus tulliana, presenza sporadica e non confermata di recente), il cinghiale (Sus scrofa) e numerose specie di rapaci tra cui l'aquila reale (Aquila chrysaetos) e il gipeto (Gypaetus barbatus).
La prima ascensione documentata dell'Ararat risale al 9 ottobre 1829. Friedrich Parrot, naturalista dell'Università di Dorpat, giunse a Etchmiadzin — allora sede del Catholicos, il patriarca della Chiesa apostolica armena — nella seconda metà di settembre 1829, con il solo scopo di esplorare i versanti della montagna. Il Catholicos Yeprem gli assegnò come interprete e guida il giovane Khachatur Abovian, all'epoca diacono e traduttore, destinato a diventare uno dei padri della letteratura armena moderna. Il gruppo allestì il campo base nel monastero armeno di Sant'Hakob a 1.943m e tentò la salita due volte senza successo; al terzo tentativo, il 9 ottobre 1829 alle 15:15, Parrot, Abovian, i soldati russi Aleksei Zdorovenko e Matvei Chalpanov e i pastori armeni Hovhannes Aivazian e Murad Poghosian raggiunsero la vetta. Abovian piantò una croce di legno nella neve e portò con sé nella discesa un frammento di ghiaccio della cima in una bottiglia, considerando quell'acqua carica di sacralità. L'ascensione fu ricevuta con ostilità da una parte della gerarchia ecclesiastica armena, che riteneva la montagna inaccessibile ai mortali in quanto luogo di deposito dell'Arca di Noè. Nel giro di pochi anni la vetta fu ripetuta da Kozma Spassky-Avtonomov (agosto 1834), Karl Behrens (1835), dal mineralogista e geologo tedesco Otto Wilhelm Hermann von Abich (29 luglio 1845) e dal britannico Henry Danby Seymour (1848). Nel 1876 il politico e accademico britannico James Bryce rinvenne sul versante nordorientale una trave di legno lavorata di specie non identificata, episodio che alimentò per decenni le speculazioni sull'Arca. Nel 1893 salì anche H.F.B. Lynch, geografo e politico britannico, che lasciò resoconti dettagliati del versante settentrionale. La prima ascensione invernale fu compiuta il 21 febbraio 1970 da Bozkurt Ergör, allora presidente della Federazione turca di alpinismo. L'accesso alla montagna fu più volte sospeso nel corso del Novecento: durante la guerra turco-armena del 1920, nel periodo della ribellione curda degli anni Venti e Trenta, e nuovamente durante i conflitti tra esercito turco e PKK nella seconda metà del secolo. La riapertura alle spedizioni alpinistiche organizzate risale ai primi anni Duemila.
Il rapporto tra l'Ararat e la tradizione biblica ne ha fatto una delle montagne più cariche di significato simbolico e religioso dell'intero pianeta. Il Libro della Genesi (8,4) descrive l'arca di Noè che si posa sulle "montagne di Ararat" dopo il diluvio: il termine ebraico Ararat designava l'antico regno di Urartu, corrispondente approssimativamente all'odierno altopiano armeno, e solo in epoca medievale fu associato specificamente a questa vetta vulcanica. Già nel III secolo a.C. lo storico babilonese Beroso menzionava la leggenda dell'arca sull'Ararat; Marco Polo, nel XIII secolo, riferisce di testimonianze sulla sua presenza. L'identificazione della montagna con il luogo di approdo dell'arca è rimasta il principale fattore di interesse per numerose spedizioni, nessuna delle quali ha prodotto evidenze scientificamente accettabili. Il vulcano è anche al centro del sistema di riferimento identitario armeno: chiamato Masis nella tradizione armena, compare nello stemma della Repubblica di Armenia, e scalarlo nel XXI secolo è diventato per molti armeni della diaspora un atto patriottico. La gola di Ahora, sul versante nordorientale, è il sito dove sorgevano il monastero di Sant'Hakob — fondato, secondo la tradizione, dall'apostolo Giacomo — e il villaggio di Akhuri, entrambi distrutti dall'evento catastrofico del 1840 e mai ricostruiti. L'area circostante ospita antiche fortezze urartee e insediamenti rupestri documentati dall'età del bronzo. Il palazzo di İshak Paşa a Doğubeyazıt, costruito tra il 1685 e il 1784 in stile ottomano, selgiuchide e armeno, costituisce il principale sito architettonico storico nelle vicinanze della montagna.
L'Ararat è accessibile per le spedizioni alpinistiche dal villaggio di Çevirme sul versante meridionale, previa registrazione e ottenimento del permesso a Doğubeyazıt. Le agenzie locali garantiscono la logistica (guide, muli, campi attrezzati). La montagna ricade all'interno di una zona di interesse militare: i controlli sono effettivi e i militari hanno facoltà di aprire il fuoco su chi accede senza autorizzazione o si discosta dai percorsi approvati. La stagione più favorevole va da metà giugno a settembre; le temperature in vetta possono scendere a -15°C anche in estate, con venti intensi che aumentano significativamente il raffreddamento percepito.
Appoggi
Nessun rifugio fisso presente sul percorso. Le spedizioni allestiscono autonomamente i campi in quota, solitamente con muli per il trasporto dei materiali.
Informazioni
Dati generali
Quota: 5.137m
Nome alternativo: Ağrı Dağı (turco) – Masis / Արարատ (armeno) – Çiyayê Agirî (curdo) – Kūh-e Nūḥ (persiano)
Gruppo montuoso: Altopiano armeno – Anatolia orientale
Catena: Cintura vulcanica anatolica orientale
Tipologia: stratovulcano composto poligenico dormiente
Area protetta: zona militarizzata con accesso regolamentato (permesso obbligatorio)
Prima ascensione: 9 ottobre 1829
Primi salitori: Friedrich Parrot (naturalista, Università di Dorpat), Khachatur Abovian (scrittore armeno), Aleksei Zdorovenko, Matvei Chalpanov, Hovhannes Aivazian, Murad Poghosian
Prima ascensione invernale: 21 febbraio 1970
Primo salitore in invernale: Bozkurt Ergör (Federazione turca di alpinismo)
Libro di vetta: [da verificare]
Comune/i: province di Ağrı e Iğdır (Turchia orientale); città di base Doğubeyazıt
Difficoltà alpinistica: F (via normale versante sud)
Dislivello medio: ca. 2.900m da Çevirme (2.200m)
Periodo consigliato: metà giugno–settembre
Esposizione prevalente: S (via normale)
Presenza ghiacciai: sì (calotta sommitale ca. 5,7 km², in riduzione)
Presenza tratti attrezzati: no (ramponi necessari sul ghiacciaio sommitale, senza corde fisse)