Nanga Parbat
Accesso
Itinerari della vetta
Il Nanga Parbat è raggiunto principalmente dal versante Diamir a nord-ovest, dove si sviluppa la via Kinshofer, considerata la via normale attuale e la più sicura. Il campo base si installa a circa 4.200 metri nella valle del Diamir, raggiungibile da Gilgit con un percorso su strada e un breve trekking. La via Kinshofer fu aperta nel 1962 dalla spedizione di Karl Maria Herrligkoffer e prevede tipicamente quattro campi in quota, con l'ultimo installato intorno ai 7.200 metri. La parete Rupal, sul versante sud-est, è l'itinerario più impegnativo e spettacolare: una muraglia di roccia e ghiaccio che scende per 4.500 metri verso la valle del Rupal e che è stata percorsa pochissime volte dalla prima salita del 1970. Il versante Rakhiot, percorso da Buhl nel 1953, è oggi meno frequentato ma conserva tutto il carattere storico della via della prima ascensione. Lo Sperone Mummery, sul versante Diamir, è considerato uno degli itinerari più pericolosi dell'intero Himalaya e non è mai stato salito fino in vetta.
Vie di salita estive
» da Campo Base Diamir (4.200m), via Kinshofer – AD – 5–7 settimane (acclimatamento incluso) – (3.926mD+) (via normale, versante Diamir)
» da Campo Base Rakhiot (3.600m), via Rakhiot e Sella d'Argento (1953, Buhl) – D – via storica della prima ascensione assoluta
» da Campo Base Rupal, via Rupal (1970, fratelli Messner) – ED – parete più alta del mondo, ~4.500m di dislivello
» da Campo Base Rupal, via diretta Rupal (2005, House–Anderson) – ED+ – Piolet d'Or 2006
» da Campo Base Diamir, via Messner solitaria (1978) – ED – prima solitaria in stile alpino su un ottomila; via mai ripetuta
Vie di salita invernali
» via Kinshofer (4.200m) – AD – prima invernale 26 febbraio 2016 (alpinismo, Moro, Sadpara, Txikon)
Introduzione
Con i suoi 8.126 metri il Nanga Parbat è la nona montagna più alta della Terra e la più occidentale tra gli ottomila, situato in Pakistan nella regione del Gilgit-Baltistan. Il suo nome in urdu significa "montagna nuda", per via dei versanti rocciosi che in più punti emergono tra la neve; è noto anche come Diamir, "re delle montagne" in balti, e come "Killer Mountain" nell'alpinismo internazionale, a causa del suo elevatissimo tasso di mortalità — il secondo tra tutti gli ottomila dopo l'Annapurna, storicamente intorno al 28% dei tentativi. La montagna presenta tre grandi versanti: la parete Rakhiot a nord-est, percorsa dalla via della prima ascensione; la parete Rupal a sud-est, la più alta parete del mondo con circa 4.500 metri di dislivello verticale dalla base alla cima; e la parete Diamir a nord-ovest, su cui si sviluppa la via normale attuale. La prima ascensione fu compiuta il 3 luglio 1953 dall'austriaco Hermann Buhl, che giunse in vetta da solo, senza ossigeno, partendo dall'ultimo campo nel cuore della notte: è il primo e unico ottomila raggiunto in prima assoluta da un solo alpinista. Prima di quel giorno, trentuno persone avevano perso la vita nel tentativo di scalarlo. Nel 1970 Reinhold Messner e il fratello Günther aprirono la prima via sulla parete Rupal; Günther morì travolto da una valanga durante la discesa per il versante Diamir. Nel 1978 Messner tornò da solo, dal campo base, aprendo una via nuova sulla parete Diamir: prima solitaria in stile alpino su un ottomila. La prima ascensione invernale fu compiuta il 26 febbraio 2016 da Simone Moro, Ali Sadpara e Alex Txikon, dopo trent'anni di tentativi falliti e tragedie.
Descrizione
Contesto geografico
Il Nanga Parbat si trova geograficamente all'estremità occidentale della catena himalayana, separato dal sistema del Karakorum dalla gola dell'Indo — una delle più profonde del pianeta — che scorre circa 4.600 metri più in basso della cima della montagna. Questa posizione isolata e periferica rispetto agli altri ottomila gli conferisce caratteristiche climatiche peculiari: meno influenzato dai monsoni del Bengala, è invece soggetto ai sistemi perturbati provenienti da ovest, che portano abbondanti nevicate invernali e condizioni meteorologiche imprevedibili. La parete Rupal, che si affaccia verso sud sul fondovalle del fiume omonimo, è la più alta muraglia di roccia e ghiaccio del pianeta: dalla base alla cima scende per circa 4.500 metri con pendenze medie superiori ai 50°. La parete Diamir, a nord-ovest, scende verso il ghiacciaio omonimo con un profilo più articolato e meno verticale. Il massiccio comprende alcune cime secondarie come il Nanga Parbat nord e la spalla ovest, collegati alla cima principale da creste esposte e tecnicamente impegnative.
Dal punto di vista geologico il Nanga Parbat è un caso straordinario nel panorama himalayano: la sua struttura è costituita da rocce gnessiche e granitiche della Great Himalayan Sequence sottoposte a un tasso di sollevamento tettonico e di erosione tra i più rapidi del pianeta, stimato in oltre 5 millimetri all'anno. Questo sollevamento eccezionale è legato alla vicinanza con la Sintassi dell'Himalaya occidentale, una zona di forte deformazione crostale dove la catena himalayana piega verso ovest. Le pareti di granito levigate dal ghiaccio che caratterizzano i versanti superiori del Nanga Parbat sono il prodotto di questa dinamica geologica estrema. Il fondovalle dell'Indo, a nord, è uno dei corsi d'acqua più profondi e antichi della regione, più vecchio delle montagne che attraversa.
La fauna nella regione del Nanga Parbat comprende il leopardo delle nevi (Panthera uncia), lo stambecco dell'Asia centrale (Capra sibirica) e il markhor (Capra falconeri), capride emblematico del Pakistan. Le foreste di conifere e betulle dei versanti più bassi cedono rapidamente ai pascoli alpini e poi alla pietraia desertica dell'alta quota.
Storia alpinistica
Il Nanga Parbat fu la prima grande montagna dell'Himalaya a essere tentata sistematicamente dagli alpinisti europei. Nel 1895 l'inglese Albert Mummery — alpinista geniale e innovatore, autore di alcune delle più difficili ascensioni dell'epoca sulle Alpi — scomparve con due portatori sul versante Diamir, probabilmente travolto da una valanga: fu la prima vittima registrata nell'alpinismo di alta quota sulle grandi montagne asiatiche. Tra il 1932 e il 1939 cinque spedizioni austro-tedesche tentarono il versante Rakhiot a nord-est in condizioni sempre più drammatiche: nel 1934 una valanga uccise quattro alpinisti e sei sherpa, tra cui Willy Merkl — il capospedizione, il cui fratellastro Karl Maria Herrligkoffer avrebbe poi organizzato la spedizione vincente del 1953. Nel 1937 una seconda valanga travolse il campo IV seppellendo sette alpinisti e nove sherpa: ancora oggi la stagione con il maggior numero di morti su un ottomila dopo il Manaslu nel 1972. Nel 1939 la spedizione di Peter Aufschnaiter — che comprendeva Heinrich Harrer — fu interrotta dallo scoppio della Seconda Guerra Mondiale; Harrer, internato dai britannici in India, evase e raggiunse il Tibet, dove visse sette anni al servizio del Dalai Lama: la vicenda è narrata nel celebre libro Sette anni in Tibet.
La prima ascensione fu compiuta il 3 luglio 1953 nell'ambito della spedizione austro-tedesca guidata da Karl Maria Herrligkoffer, sul versante Rakhiot e per la Sella d'Argento. Nelle ore precedenti l'alba, Hermann Buhl — 29 anni, tirolese di Innsbruck, già autore di imprese memorabili sulle grandi pareti delle Alpi — lasciò l'ultimo campo in solitaria, senza ossigeno e senza informare il capospedizione. Percorse oltre 1.300 metri di dislivello tra neve, roccia e misto, raggiunse la vetta alle 19.00 e fu costretto a un bivacco aperto in discesa, in piedi su un piccolo pulpito di roccia, senza tenda né sacco a pelo, a oltre 8.000 metri di quota. La mattina seguente tornò al campo, stremato ma vivo. Si tratta del primo e unico ottomila raggiunto in prima assoluta da un singolo alpinista, e della prima salita di un ottomila senza ossigeno supplementare come fatto intenzionale. La via fu ripetuta per la prima volta solo diciotto anni dopo, nel 1971, da una spedizione cecoslovacca.
Nel giugno 1970 Reinhold Messner e il fratello Günther, nell'ambito di una nuova spedizione Herrligkoffer, realizzarono la prima ascensione della parete Rupal — più alta parete del mondo — e per la prima volta i due fratelli trentini toccarono la cima. La discesa per il versante opposto, il Diamir, si trasformò in una lotta per la sopravvivenza: senza corda, senza tenda, con riserve esaurite, i due bivaccarono due notti all'aperto. Quando erano quasi al sicuro, Günther fu travolto da una valanga e scomparve. Reinhold cercò il fratello per un giorno e una notte, poi crollò sfinito e fu soccorso da montanari locali. Le polemiche sulla versione di Messner durarono decenni: i corpi e gli scarponi di Günther, ritrovati nel 2005 e nel 2022, confermarono esattamente quanto Reinhold aveva sempre dichiarato. Nel 1978 Messner tornò da solo al Nanga Parbat, partì dal campo base e raggiunse la vetta per una via nuova sulla parete Diamir: prima solitaria in stile alpino su un ottomila, via che non è mai stata ripetuta. Nel 2005 gli americani Steve House e Vince Anderson aprirono una via diretta sulla parete Rupal — 4.100 metri di arrampicata — vincendo il Piolet d'Or dell'anno seguente.
La prima ascensione invernale appartiene a una storia lunga trent'anni, a partire dal primo tentativo nel 1988 di una spedizione polacca. Tra i protagonisti dei numerosi tentativi falliti: il polacco Tomasz Mackiewicz (sei tentativi su tre diverse vie), Daniele Nardi, Simone Moro, Denis Urubko. Il 26 febbraio 2016 Simone Moro, il pakistano Ali Sadpara e lo spagnolo Alex Txikon raggiunsero la vetta per la via Kinshofer, in condizioni di freddo estremo; Tamara Lunger si fermò settanta metri sotto la cima per difficoltà legate alla quota. Per Moro fu la quarta prima invernale su un ottomila: un primato assoluto tuttora imbattuto. Il 25 gennaio 2018 Élisabeth Revol e Tomasz Mackiewicz raggiunsero la cima per una nuova via a nord-ovest; durante la discesa Mackiewicz manifestò edema cerebrale e non riuscì più a scendere autonomamente. Revol fu soccorsa da Adam Bielecki e Denis Urubko, che si erano aviotrasportati dal K2; Mackiewicz non sopravvisse. Nell'inverno 2018-2019 Daniele Nardi e il britannico Tom Ballard tentarono lo Sperone Mummery — il difficilissimo contrafforte sul versante Diamir percorso in discesa dai fratelli Messner nel 1970 — e scomparvero il 24-25 febbraio 2019 dopo l'interruzione delle comunicazioni radio. I loro corpi furono individuati, legati a corde fisse, ad circa 5.900 metri di quota, ma la pericolosità del luogo ha reso impossibile il recupero.
Contesto culturale
Il Nanga Parbat è da sempre oggetto di rispetto e timore da parte delle popolazioni locali della valle dell'Indo e del Gilgit-Baltistan. Il soprannome "montagna assassina" non è solo una formula retorica: prima del 1953 vi avevano perso la vita trentuno alpinisti, e dopo quella data le vittime hanno continuato ad accumularsi, rendendo il Nanga Parbat la montagna con il secondo più alto indice di mortalità tra tutti gli ottomila. La storia di Albert Mummery, il grande alpinista britannico scomparso nel 1895, apre una saga di tragedie che ha coinvolto generazioni di alpinisti di ogni nazione — tedeschi, austriaci, cecoslovacchi, italiani, polacchi, francesi, americani. La vicenda dei fratelli Messner nel 1970, con la morte di Günther e le polemiche durate decenni, è uno degli episodi più discussi e dolorosi dell'alpinismo italiano del Novecento. La storia di Daniele Nardi, alpinista laziale ossessionato dallo Sperone Mummery che vi tornò stagione dopo stagione fino alla morte nel 2019, è diventata un simbolo del rapporto tra l'alpinista e la propria montagna di elezione.
Fruizione e frequentazione
Il Nanga Parbat è raggiunto da un numero di alpinisti relativamente contenuto rispetto agli ottomila nepalesi, per via della posizione remota, della reputazione di pericolosità e delle difficoltà logistiche. Il permesso di salita è rilasciato dal governo del Pakistan. Il campo base sul versante Diamir è raggiungibile da Gilgit attraverso strade sterrate e un breve trekking. La stagione principale è quella estiva (giugno–agosto), con finestre meteorologiche spesso instabili. Il tasso di mortalità rimane tra i più alti degli ottomila.
Appoggi
» Campo Base Diamir (4.200m) — sul versante nord-ovest, accesso da Gilgit
» Campo Base Rakhiot (3.600m) — sul versante nord-est, storico campo della spedizione del 1953
Informazioni
Informazioni
Quota: 8.126m
Nome alternativo: Diamir (balti), Nanga Parbat = "montagna nuda" (urdu/sanscrito); "Killer Mountain"
Gruppo montuoso: Himalaya occidentale — limite occidentale della catena
Catena alpina: Himalaya
Tipologia: massiccio / vetta principale
Area protetta: nessuna
Prima ascensione: 3 luglio 1953
Primi salitori: Hermann Buhl (in solitaria)
Prima ascensione invernale: 26 febbraio 2016
Primi salitori in invernale: Simone Moro, Ali Sadpara, Alex Txikon
Libro di vetta: assente
Comune/i: Gilgit-Baltistan (Pakistan)
Valle/i: Valle del Diamir (NO); Valle del Rupal (SE); Gola dell'Indo (N)
Difficoltà alpinistica: AD (via Kinshofer); ED–ED+ (pareti Rupal e Rakhiot)
Dislivello medio: 3.926m (da Campo Base Diamir)
Periodo consigliato: giugno–agosto
Esposizione prevalente: N-O (via Kinshofer); S-E (parete Rupal)
Presenza ghiacciai: sì (ghiacciaio Diamir, ghiacciaio Rakhiot)
Presenza tratti attrezzati: sì (corde fisse sulla via Kinshofer)
Collections
vette del Pakistan – lista – mappa