Makalu
Accesso
Il Makalu si raggiunge con un trekking di avvicinamento che parte da Tumlingtar, a circa 470 metri di quota — il dislivello complessivo fino alla vetta è il più elevato tra tutti gli ottomila, fattore che rende l'avvicinamento stesso particolarmente impegnativo, con un percorso che alterna saliscendi continui prima di raggiungere il campo base. La via normale si sviluppa sul versante nord, in territorio parzialmente tibetano, toccando la sella tra il Makalu e il Kangchungtse (il Makalu-La) prima di risalire la cresta nord-est. Il permesso di salita è rilasciato dal governo del Nepal; la montagna è considerata tra gli ottomila più esposti ai forti venti himalayani, elemento che condiziona pesantemente le finestre di salita disponibili.
Introduzione
Il Makalu, con i suoi 8.463 metri, è la quinta montagna più alta della Terra. Si innalza al confine tra Nepal e Tibet, circa 19 chilometri a sud-est dell'Everest, in una delle regioni più selvagge e isolate del Nepal orientale — zona storicamente associata anche alle ricerche sullo yeti. È un picco isolato dalla forma di una piramide quasi perfetta, delimitata da quattro creste taglienti, e la sua visibilità a grande distanza fece sì che per lungo tempo le popolazioni locali lo ritenessero addirittura più alto dell'Everest. L'origine del nome resta incerta: l'ipotesi più accreditata lo fa derivare dal sanscrito Maha-kala ("grande tempo"), uno degli appellativi della divinità indù Shiva, mentre un'altra interpretazione lo collega a un termine tibetano traducibile come "grande nero", in riferimento al colore scuro dei graniti visibili sui versanti della montagna.
Descrizione
Il Makalu si trova in una posizione isolata rispetto alle altre grandi vette himalayane, collegato al vicino Kangchungtse (7.640m) tramite la sella del Makalu-La, che costituisce il punto di passaggio chiave della via normale. La sua struttura a piramide con quattro creste nette lo espone in modo pressoché totale ai venti dominanti dell'Himalaya, rendendolo uno degli ottomila tecnicamente più severi nonostante l'altitudine non estrema rispetto ai giganti maggiori. Il versante di avvicinamento nepalese ricade nel Parco Nazionale Makalu Barun, area protetta che include ghiacciai, cascate e foreste primarie di grande valore naturalistico, attraversata dal lungo trekking che parte da Tumlingtar.
I primi tentativi di scalata risalgono alla primavera del 1954: una spedizione statunitense guidata dallo scienziato-alpinista William Siri affrontò la parete sud-est fermandosi a 7.100 metri, mentre una spedizione neozelandese con la partecipazione di Edmund Hillary tentò senza successo la cresta nord-ovest. Nello stesso periodo una spedizione francese, con Jean Couzy e Lionel Terray, pur non riuscendo a violare la vetta principale, realizzò due prime ascensioni su cime minori del gruppo, tra cui il Chomo Lonzo. I francesi avevano peraltro già ottenuto un permesso dal governo tibetano per tentare la montagna fin dal 1934, poi annullato per ragioni rimaste sconosciute. Dopo una spedizione di ricognizione nell'autunno 1954, la spedizione francese guidata da Jean Franco tornò nella primavera del 1955 e il 15 maggio Jean Couzy e Lionel Terray raggiunsero per primi la vetta, seguiti il giorno successivo dallo stesso Franco, da Guido Magnone e dallo sherpa Gyaltsen Norbu, e poi da altri quattro componenti della spedizione: un esito in cui l'intera squadra riuscì a salire, circostanza rara per l'epoca nelle spedizioni himalayane, resa possibile da condizioni meteorologiche eccezionalmente favorevoli e da un'organizzazione giudicata tra le più efficienti della stagione pionieristica degli ottomila.
Negli anni successivi la montagna vide nuove vie e ripetizioni significative: nel 1970 la cresta sud-orientale fu salita da Y. Ozaki e A. Tanaka; nel 1971 i francesi B. Mellet e Y. Seigneur conquistarono tecnicamente il pilastro occidentale, ripetuto in seconda salita da John Roskelley nel 1980; nel 1981 il polacco Jerzy Kukuczka vi aprì una via in solitaria, per una nuova linea e senza ossigeno supplementare; nel 1988 il francese Marc Batard realizzò la vetta in un solo giorno lungo il contrafforte ovest. La prima ascensione femminile fu compiuta il 18 maggio 1990 dalla statunitense Kitty Calhoun Grissom; la prima donna italiana a salire il Makalu è stata Cristina Castagna, il 12 maggio 2008. La prima ascensione invernale, a lungo mancata nonostante ripetuti tentativi — l'ultimo dei quali, nel gennaio 2006, costò la vita al forte alpinista francese Jean-Christophe Lafaille, scomparso durante un tentativo in solitaria — fu infine realizzata il 9 febbraio 2009 da Simone Moro e Denis Urubko, specialisti italiano e kazako delle salite invernali himalayane.
Informazioni
Quota: 8.463m
Prominenza: 2.386m
Gruppo montuoso: Mahalangur Himal
Nome alternativo: nessuno diffuso — etimologia incerta, vedi Introduzione (sanscrito Maha-kala o tibetano "grande nero")
Prima ascensione: 15 maggio 1955
Primi salitori: Jean Couzy, Lionel Terray
Prima ascensione invernale: 9 febbraio 2009
Primi salitori in invernale: Simone Moro, Denis Urubko
Libro di vetta: assente
Informazioni extra-europee
permesso di scalata: governo del Nepal
area protetta / parco nazionale: Parco Nazionale Makalu Barun (Nepal)
guida o agenzia obbligatoria: prassi comune, non verificata come obbligo normativo specifico
periodo di apertura regolamentato: nessuna chiusura formale — finestre reali condizionate fortemente dai venti, tipicamente primavera e autunno
Vie di salita
da Campo Base, versante nord, per il Makalu-La e la cresta nord-est – via normale, "via francese"
pilastro occidentale – ED, prima salita tecnica 1971
cresta sud-orientale – via giapponese, 1970
Punti di appoggio
Campo Base Makalu — versante nepalese (nessuna struttura gestita permanente documentata)
Collections
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