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Lhotse

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Ultima visita: 04/04/2026

Accesso

Itinerari della vetta

Il Lhotse condivide con l'Everest il campo base, l'avvicinamento attraverso la valle del Khumbu e la prima parte dell'itinerario fino al Western Cwm. La via normale segue il ghiacciaio Khumbu — con le sue seraccate e i suoi crepacci, la sezione più imprevedibile dell'intero percorso — fino al Western Cwm, per poi salire la parete nord-ovest del Lhotse attraverso un couloir che conduce alla cima. L'ultimo campo si installa intorno a 7.800–8.000 metri; da lì l'attacco finale percorre il couloir nord-ovest fino alla vetta. La via è tecnicamente meno impegnativa della parete sud, ma richiede esperienza consolidata su ghiaccio e terreno misto ad altissima quota. La parete sud, sul versante nepalese meridionale, è un itinerario completamente diverso per carattere e difficoltà: verticale, esposta alle scariche e con passaggi su roccia e ghiaccio fino al VI grado, rappresenta tuttora uno dei percorsi più ardui degli ottomila.

Vie di salita estive

» da Campo Base Everest/Lhotse (5.364m), via ghiacciaio Khumbu e couloir nord-ovest – AD – 5–7 settimane (acclimatamento incluso) – (3.152mD+) (via normale)

» da Campo Base sud (5.100m ca.), via parete sud – ED+ – itinerario di estrema difficoltà tecnica su roccia e ghiaccio; prima salita accertata 1990 spedizione sovietica

Vie di salita invernali

Sci alpinismo

» via normale (5.364m) – AD – prima invernale 31 dicembre 1988 (alpinismo, Wielicki in solitaria)

Introduzione

Con i suoi 8.516 metri il Lhotse è la quarta montagna più alta della Terra. Si innalza nella sezione centrale della catena himalayana, al confine tra il Nepal — nella regione del Khumbu — e il Tibet cinese, collegato all'Everest dal Colle Sud a 7.906 metri, uno dei valichi più elevati del pianeta. Il nome Lhotse, che in tibetano significa "picco sud", fu assegnato nel 1921 dall'esploratore britannico Charles Howard-Bury, che notò la sua posizione a meridione rispetto all'Everest; il servizio cartografico indiano lo identificò semplicemente come E1, poiché la montagna non ha un nome tradizionale nelle lingue locali. Oltre alla cima principale il massiccio comprende altre due punte sopra gli ottomila metri: il Lhotse Mig, detto anche Lhotse Middle o Lhotse Est (8.414m), e il Lhotse Shar (8.383m). La prima ascensione fu compiuta il 18 maggio 1956 dagli svizzeri Ernst Reiss e Fritz Luchsinger, nell'ambito della spedizione guidata da Albert Eggler che realizzò contemporaneamente anche la seconda ascensione assoluta dell'Everest. Il Lhotse è noto nella storia dell'alpinismo per la sua parete sud, una muraglia verticale di oltre 3.000 metri considerata per decenni il massimo problema irrisolto dell'himalaysmo: su di essa Jerzy Kukuczka perse la vita nel 1989, e la prima salita accertata della parete avvenne nell'autunno del 1990 per opera di una spedizione sovietica. Il 16 ottobre 1986 Reinhold Messner raggiunse la cima del Lhotse diventando il primo uomo ad aver scalato tutti e quattordici gli ottomila.

Descrizione


Contesto geografico

Il Lhotse forma con l'Everest e il Nuptse (7.864m) il grande circo glaciale del Western Cwm, uno dei paesaggi himalayani più iconici e fotografati. La cresta sommitale si sviluppa in direzione nord-est–sud-ovest; a nord il Colle Sud lo separa dall'Everest, a ovest il Nuptse chiude il bacino del Khumbu, a est scendono verso il Tibet le pareti che danno sul ghiacciaio Kangshung. La parete sud, che precipita sul Nepal meridionale per oltre 3.300 metri con pendenze medie tra i 60° e i 70°, è una delle strutture verticali più imponenti dell'intera catena himalayana: alta quanto le grandi pareti nord delle Alpi, ma a più del doppio della loro quota assoluta. Il Lhotse Shar, separato dalla cima principale da un profondo intaglio, si erge a est come una vetta autonoma con la propria storia alpinistica. Il Lhotse Mig, la cima intermedia, è stato l'ultimo degli ottomila a essere raggiunto per la prima volta, nel 2001, da una spedizione russa guidata da Evgeny Vinogradsky.

La geologia del Lhotse rispecchia quella dell'intero massiccio dell'Everest: la cima è costituita dalla stessa sequenza di calcari metamorfici e filliti della Formazione Everest, mentre le pareti inferiori espongono i gneiss e gli scisti della Formazione Rongbuk. La parete sud, con le sue scaglie di roccia nerastra alternate a canali di ghiaccio blu, offre una sezione geologica verticale di straordinaria leggibilità, in cui si possono distinguere a occhio nudo le diverse formazioni litologiche che compongono la struttura del massiccio.

Storia alpinistica

Le prime ricognizioni del Lhotse furono condotte dai partecipanti alle spedizioni all'Everest degli anni Cinquanta, che percorrevano il versante occidentale della montagna per raggiungere il Colle Sud. Il primo tentativo diretto alla cima principale fu quello del 1955, condotto da una spedizione internazionale guidata da Norman Dyhrenfurth che raggiunse circa 8.100 metri nel couloir nord-ovest. L'anno seguente, nel 1956, la Swiss Foundation for Alpine Research organizzò una spedizione con doppio obiettivo: la prima ascensione del Lhotse e la seconda ascensione dell'Everest. Guidata da Albert Eggler e composta dai migliori alpinisti svizzeri in circolazione, la spedizione allestì sei campi. Il 18 maggio Fritz Luchsinger ed Ernst Reiss partirono dall'ultimo campo a circa 7.400 metri e raggiunsero la vetta in sei ore, trascorrendovi tre quarti d'ora prima di iniziare la discesa. Pochi giorni dopo, il 23 e 24 maggio, quattro compagni di spedizione — Ernst Schmied, Jürg Marmet, Adolf Reist e Hans Rudolf von Gunten — portarono a termine anche la seconda ascensione dell'Everest: un doppio primato rimasto nella storia dell'alpinismo svizzero.

Nel 1979 Andrzej Czok e Jerzy Kukuczka realizzarono la prima salita senza ossigeno supplementare. Nel 1981 il bulgaro Hristo Prodanov compì la prima ascensione solitaria per la via normale. Il 16 ottobre 1986 Reinhold Messner e Hans Kammerlander raggiunsero la vetta in condizioni meteorologiche difficili, concludendo la collezione di tutti i quattordici ottomila: Messner diventò così il primo uomo ad averli scalati tutti, ogni volta senza ossigeno.

La prima ascensione invernale appartiene a Krzysztof Wielicki, compiuta il 31 dicembre 1988 in circostanze straordinarie. Faceva parte di una spedizione belga-polacca il cui obiettivo primario era l'Everest invernale; dopo il fallimento del tentativo belga sull'Everest, il 30 dicembre i tre polacchi — Wielicki, Andrzej Zawada e Leszek Cichy — bivaccarono al campo 3 a 7.400 metri. Il giorno seguente solo Wielicki si sentì in forma: salì da solo, senza ossigeno supplementare, indossando un corpetto ortopedico che sosteneva la colonna vertebrale dopo un grave infortunio sul Bhagirathi II, e raggiunse la vetta. Era il 31 dicembre 1988, ultimo giorno dell'anno.

La parete sud del Lhotse è il capitolo più drammatico dell'alpinismo sull'ottomila. Alta circa 3.300 metri, con sezioni verticali di roccia nerastra solcata da canali di ghiaccio, fu tentata per la prima volta da Reinhold Messner già nel 1975 nell'ambito della spedizione nazionale italiana guidata da Riccardo Cassin, senza successo. Nei decenni seguenti si susseguirono i tentativi dei più forti alpinisti del momento — tra cui Messner nuovamente nel 1989, Christophe Profit e Marc Batard — tutti respinti sopra gli 8.000 metri. Il 24 ottobre 1989 Jerzy Kukuczka, secondo uomo al mondo ad aver salito tutti i quattordici ottomila, precipitò a 8.200 metri durante un tentativo sulla parete sud per la rottura di una vecchia corda, perdendo la vita. La sua morte fu un lutto per l'intera comunità alpinistica mondiale.

Il 24 aprile 1990 lo sloveno Tomo Česen dichiarò di aver realizzato la prima salita solitaria della parete sud in stile alpino, con due bivacchi a 7.500 e 8.200 metri e 45 ore di scalata totale. L'impresa fu immediatamente contestata per l'assenza di fotografie in vetta e, successivamente, per la presentazione di immagini rivelatesi appartenenti ad altri alpinisti. La questione rimase aperta e la credibilità di Česen gravemente compromessa. Pochi mesi dopo, il 16 ottobre 1990, i russi Sergei Bershov e Vladimir Karatayev raggiunsero la vetta per la parete sud, documentando la salita: la loro ascensione è considerata la prima accertata della parete. Nel 1996 la francese Chantal Mauduit divenne la prima donna in vetta al Lhotse per la via normale.

Contesto culturale

Il Lhotse non ha un nome proprio nelle tradizioni locali del Khumbu — è semplicemente "il picco a sud dell'Everest", il che dice molto del ruolo che la più alta montagna del pianeta ha sempre giocato nell'immaginario sherpa. Questa mancanza di identità autonoma ha paradossalmente contribuito a rendere il Lhotse una montagna quasi anonima per il grande pubblico, pur essendo la quarta cima della Terra: la sua fama è sempre stata in ombra rispetto all'Everest, dal quale condivide il campo base e gran parte della logistica. Nella storia dell'alpinismo il Lhotse è invece emblematico per aver ospitato su di sé alcune delle pagine più intense e controverse del dopoguerra: la morte di Kukuczka, l'enigma Česen, la prima invernale solitaria di Wielicki il 31 dicembre 1988 sono episodi che hanno marcato un'epoca dell'himalaysmo mondiale.

Fruizione e frequentazione

Il Lhotse è salito con una frequenza comparabile agli altri ottomila nepalesi, pur essendo meno noto all'opinione pubblica rispetto all'Everest. La condivisione del campo base con la montagna più alta del mondo porta numerosi alpinisti a tentare entrambe le vette nel corso della stessa spedizione, sfruttando l'acclimatamento comune. La stagione primaverile (aprile–maggio) è la principale. Il permesso di salita è rilasciato dal governo del Nepal.

Appoggi

» Campo Base Everest/Lhotse (5.364m) — condiviso con le spedizioni all'Everest

Informazioni

Quota: 8.516m
Nome alternativo: E1 (Survey of India); Lhotse = "picco sud" (tibetano)
Gruppo montuoso: Himalaya centrale — Mahalangur Himal
Catena alpina: Himalaya
Tipologia: massiccio a tre cime / vetta principale
Area protetta: Parco Nazionale di Sagarmatha (Nepal) / patrimonio UNESCO
Prima ascensione: 18 maggio 1956
Primi salitori: Ernst Reiss, Fritz Luchsinger
Prima ascensione invernale: 31 dicembre 1988
Primi salitori in invernale: Krzysztof Wielicki (in solitaria)
Libro di vetta: assente
Comune/i: Solukhumbu (Nepal) / Tibet (Cina)
Valle/i: Valle del Khumbu (Nepal)
Difficoltà alpinistica: AD (via normale); ED+ (parete sud)
Dislivello medio: 3.152m (da Campo Base)
Periodo consigliato: aprile–maggio; settembre–ottobre
Esposizione prevalente: N-O (via normale); S (parete sud)
Presenza ghiacciai: sì (Khumbu, Kangshung)
Presenza tratti attrezzati: sì (corde fisse sulla via normale)

Collections

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