K2
Accesso
Itinerari della vetta
Il K2 non offre alcun itinerario propriamente facile: ogni via di salita presenta difficoltà alpinistiche sostenute su terreno misto, esposizioni estreme e tratti che richiedono piena padronanza della progressione su roccia e ghiaccio ad alta quota. La via più frequentata è lo Sperone Abruzzi, sul versante pakistano, che costituisce la via normale della montagna e fu aperta in esplorazione nel 1909 dalla spedizione italiana del Duca degli Abruzzi. L'accesso al campo base richiede un avvicinamento di circa 80 chilometri a piedi dal villaggio di Askole — l'ultimo raggiungibile in veicolo — di cui 60 percorsi sul ghiacciaio Baltoro; un trekking di circa otto giorni che è già di per sé un'esperienza di media montagna impegnativa. I campi di alta quota sono tipicamente quattro oltre al campo base, con l'ultimo installato intorno a 7.800m. La sezione più pericolosa dell'intera via è il Collo di Bottiglia, un canalone ripido a circa 8.200m sovrastato da un enorme seracco pensile che minaccia l'intero percorso sottostante; è qui che si sono concentrate le maggiori tragedie della montagna. Le condizioni meteorologiche sul K2 sono notoriamente instabili e imprevedibili, con finestre di bel tempo spesso ridotte a pochi giorni nella stagione primaverile ed estiva.
Vie di salita estive
» da Campo Base (4.970m), via Sperone Abruzzi – AD – 6–8 settimane (acclimatamento incluso) – (3.641mD+) (via normale, versante pakistano)
» da Campo Base, via Cresta Nord-est – AD+ – itinerario sul versante pakistano, variante alla via normale
» da Campo Base, via Cresta Ovest (1981) – D – primo percorso completamente nuovo dopo la via normale
» da Campo Base, Magic Line / Pilastro S-SO (1986) – ED – una delle vie tecnicamente più difficili degli ottomila, aperta dal trio polacco-slovacco Piasecki-Wroz-Bozik
» da Campo Base, Parete Ovest (2007) – ED – via russa su terreno tecnico ad elevata altitudine
Introduzione
Con i suoi 8.611 metri il K2 è la seconda vetta più alta della Terra e la più elevata della catena del Karakorum. Si erge al confine tra il Pakistan — nella regione del Gilgit-Baltistan — e la Cina, nella Provincia Autonoma Tagica di Tashkurgan dello Xinjiang, nel cuore di uno dei sistemi montuosi più remoti e selvaggi del pianeta. La denominazione K2, assegnata nel 1856 dal colonnello Thomas George Montgomerie durante il Grande Rilevamento Trigonometrico dell'India, sta per "Karakorum 2", seconda cima rilevata nella catena; i nomi alternativi Chogori, nella lingua balti, e Godwin-Austen, dal nome del geografo che ne completò i rilevamenti, rimangono nell'uso specialistico. La montagna ha la forma di una piramide quasi perfetta, con versanti di pendenza estrema su tutti i lati e senza alcun itinerario che possa definirsi facile: è questa caratteristica a renderla, nell'opinione concorde della comunità alpinistica internazionale, la montagna più difficile e pericolosa tra gli ottomila. Il K2 è indissolubilmente legato all'alpinismo italiano: la prima ascensione fu compiuta il 31 luglio 1954 da Achille Compagnoni e Lino Lacedelli, nell'ambito della grande spedizione nazionale guidata dal geologo Ardito Desio e organizzata dal Club Alpino Italiano con il patrocinio del CNR, in occasione del quale Walter Bonatti compì un eroico bivacco notturno a oltre 8.100 metri per portare le bombole d'ossigeno ai due compagni di punta. L'impresa consegnò la montagna alla storia come "la montagna degli italiani", appellativo che resiste ancora oggi. Il 16 gennaio 2021, una squadra di dieci alpinisti nepalesi guidati da Nirmal Purja realizzò la prima ascensione invernale, l'ultima rimasta tra tutti gli ottomila e considerata per decenni quasi impossibile da conseguire.
Descrizione
Contesto geografico
Il K2 domina il sistema del ghiacciaio Baltoro, uno dei ghiacciai vallivi più lunghi del mondo al di fuori delle regioni polari, che si estende per circa 62 chilometri nel cuore del Karakorum pakistano. La montagna si innalza come una piramide quasi simmetrica con quattro versanti principali: il versante sud-est, su cui si sviluppa lo Sperone Abruzzi; il versante nord-est, con accesso dalla Cina; la parete ovest, di straordinaria verticalità; e la parete sud, chiamata Parete Polacca per i numerosi tentativi di quella scuola alpinistica. La vetta è inserita in un contesto di eccezionale concentrazione altimetrica: nel raggio di pochi chilometri si trovano il Broad Peak (8.051m), il Gasherbrum I (8.080m) e il Gasherbrum II (8.035m), tutti ottomila. Il campo base si attesta a 4.970m di quota, sul ghiacciaio Godwin-Austen, tributario del Baltoro.
Dal punto di vista geologico il Karakorum è una delle catene più giovani e tettonicamente attive del pianeta, risultato della medesima collisione tra la placca indiana e quella eurasiatica che ha generato l'Himalaya. Le rocce del K2 sono prevalentemente granitoidi del batolite del Karakorum, un'intrusione magmatica di età miocenica, intercalata da sequenze metamorfiche di paragneiss e micascisti. La morfologia della montagna, con i suoi versanti di pendenza quasi uniforme tra i 55° e i 70°, è il prodotto dell'azione combinata dell'erosione glaciale e dei processi crioclastici che hanno modellato la piramide nella sua forma attuale. I ghiacciai che scendono dai versanti alimentano il sistema del Baltoro, contribuendo all'idrologia del bacino dell'Indo.
La fauna nella regione del Karakorum comprende specie adattate agli ambienti d'alta quota: il leopardo delle nevi (Panthera uncia), lo stambecco dell'Asia centrale (Capra sibirica) e il Marco Polo (Ovis ammon polii) frequentano i versanti a quote più basse. Le popolazioni umane della regione appartengono principalmente all'etnia Balti, di cultura islamica sciita, che da secoli vive in economie di sussistenza agricola e pastorizia e ha fornito, fin dalle prime spedizioni, il supporto indispensabile come portatori di bassa quota.
Storia alpinistica
I primi avvistamenti scientifici del K2 risalgono al 1856, quando il colonnello Montgomerie lo rilevò e gli assegnò la denominazione che avrebbe conservato. Nel 1892 il geografo Martin Conway condusse la prima ricognizione alle pendici della montagna, seguito nel 1902 da una spedizione guidata dall'eccentrico occultista Aleister Crowley e dal più serio Oscar Eckenstein, che raggiunsero circa 6.600m prima di essere costretti al ritiro dal maltempo. La svolta esplorativa più importante arrivò nel 1909, quando la grande spedizione italiana guidata da Luigi Amedeo di Savoia, Duca degli Abruzzi, accompagnata dal fotografo Vittorio Sella, identificò lo sperone sud-est come la via di salita più praticabile, aprendo quello che ancora oggi porta il nome di Sperone Abruzzi. Nel 1938 la spedizione americana di Charles Houston e Robert Bates raggiunse i 7.800m prima di essere fermata dalla mancanza di fiammiferi per le stufe. L'anno seguente Fritz Wiessner con Pasang Dawa Lama arrivò a 8.382m — a meno di 300 metri dalla cima — prima che la tragica morte del milionario Dudley Wolfe costringesse alla ritirata.
La prima ascensione è una delle imprese più celebri dell'alpinismo italiano e mondiale. La spedizione del 1954, organizzata dal Club Alpino Italiano con il patrocinio del CNR e guidata dal geologo Ardito Desio, radunò dodici alpinisti provenienti da tutte le regioni alpine della penisola: guide alpine, artigiani, un ingegnere, un medico. Il più giovane era Walter Bonatti, ventiquattro anni. La spedizione perse Mario Puchoz, guida alpina del Monte Bianco, per edema polmonare al secondo campo il 21 giugno. Dopo settantadue giorni di assedio, il 31 luglio 1954, alle ore 18, Achille Compagnoni e Lino Lacedelli raggiunsero la vetta per lo Sperone Abruzzi, piantando sulla cima una piccozza con le bandiere italiana e pakistana. Un contributo decisivo fu quello di Walter Bonatti e del portatore hunza Amir Mahdi, che nella notte precedente compirono un bivacco forzato senza tenda a 8.100m per consegnare ai compagni di punta le bombole d'ossigeno essenziali all'assalto finale. La spedizione tornò in Italia come un'impresa nazionale: fu la prima conquista italiana di un ottomila e avvenne solo un anno dopo la conquista britannica dell'Everest. Negli anni successivi la questione del bivacco di Bonatti — e di come Compagnoni avesse sistemato il campo IX più in alto del previsto per impedirgli di raggiungere la vetta — divenne oggetto di una lunga controversia che si concluse solo nel 2008 con il riconoscimento ufficiale da parte del CAI della versione di Bonatti.
La seconda ascensione avvenne solo ventitré anni dopo, nel 1977, per opera di una spedizione mista giapponese-pakistana. Nel 1978 la spedizione americana di Jim Wickwire portò Louis Reichardt in vetta senza ossigeno, prima salita comprovata senza supporto artificiale. Nel 1979 Reinhold Messner e Michael Dacher realizzarono la quarta ascensione e la prima in stile alpino, con soli tre campi. Il 1986 fu l'anno più oscuro nella storia del K2: ventisette tentativi di salita e tredici morti, tra cui l'italiano Renato Casarotto, la polacca Wanda Rutkiewicz — prima donna in vetta il 23 giugno — e la britannica Julie Tullis. Nello stesso anno il trio polacco-slovacco Piasecki-Wroz-Bozik aprì la Magic Line sul Pilastro S-SO, una delle vie tecnicamente più difficili di tutti gli ottomila. Il 2008 portò un'altra grande tragedia: l'11 agosto una caduta di seracco uccise undici alpinisti in discesa dallo Sperone Abruzzi, il più grave incidente nella storia del K2.
La prima ascensione invernale rimase per decenni il principale obiettivo alpinistico ancora aperto sugli ottomila. Dopo sette tentativi falliti — il primo nel 1987 per opera di una spedizione polacca guidata da Andrzej Zawada — il 16 gennaio 2021, alle 17.00 ora locale, una squadra di dieci alpinisti nepalesi raggiunse la vetta. Il gruppo, composto da nove sherpa e da Nirmal Purja — ex Gurkha delle brigate speciali dell'esercito britannico che l'anno precedente aveva salito tutti i quattordici ottomila in 189 giorni — decise di fermarsi a dieci metri dalla cima per aspettarsi a vicenda e raggiungere la vetta insieme, cantando l'inno nazionale nepalese. Solo Nirmal Purja salì senza ossigeno supplementare. Era l'ultimo ottomila ancora inviolato in inverno, e la sua conquista chiuse il capitolo delle prime ascensioni invernali su tutte le quattordici vette sopra gli 8.000 metri, inaugurato dall'Everest nel 1980.
Contesto culturale
Il nome Chogori, con cui le popolazioni balti conoscono la montagna, significa semplicemente "grande montagna" nella lingua locale — un nome che nella sua semplicità dice già tutto. Il K2 non ha il fascino mitico dell'Everest, non è visibile da alcun villaggio e non è meta di pellegrinaggi: è una montagna che si raggiunge dopo giorni di marcia in un ambiente privo di insediamenti permanenti, e che si affronta senza le infrastrutture logistiche che caratterizzano l'Himalaya nepalese. È proprio questa inaccessibilità a costituire parte del suo carisma nell'immaginario alpinistico: il K2 è considerato dalla maggioranza degli alpinisti esperti la vera prova finale dell'alta quota, più della vetta più alta. Reinhold Messner ha scritto che, a parità di difficoltà tecnica diffusa su tutta la via, il K2 non ha rivali tra gli ottomila. Il legame con l'alpinismo italiano è profondo e radicato: la denominazione "montagna degli italiani" è universalmente riconosciuta, e la spedizione del 1954 — con le sue luci e le sue ombre, tra cui la vicenda Bonatti — è parte della storia culturale e sportiva del Paese.
Fruizione e frequentazione
Il K2 è raggiunto da un numero di alpinisti molto inferiore rispetto all'Everest: fino al 2007 solo 278 persone avevano raggiunto la vetta. Il tasso di mortalità — circa uno su cinque tra coloro che hanno tentato la salita nelle stagioni storicamente più difficili — è tra i più alti di tutti gli ottomila. Il campo base è raggiungibile solo dopo un trekking di otto-dieci giorni da Askole, il che limita naturalmente l'accesso alle spedizioni con adeguata preparazione logistica. Il permesso di salita è rilasciato dal governo pakistano. Le finestre meteorologiche favorevoli si aprono tipicamente tra la fine di giugno e agosto.
Traversate
» traversata K2–Broad Peak
Appoggi
» Campo Base Baltoro (4.970m)
Informazioni
Quota: 8.611m
Nome alternativo: Chogori, Godwin-Austen, Dapsang, K2
Gruppo montuoso: Karakorum centrale — subcatena del Baltoro
Catena alpina: Karakorum
Tipologia: piramide rocciosa / vetta principale
Area protetta: nessuna
Prima ascensione: 31 luglio 1954
Primi salitori: Achille Compagnoni, Lino Lacedelli
Prima ascensione invernale: 16 gennaio 2021
Primi salitori in invernale: Nirmal Purja, Mingma Gyalje Sherpa, Kili Pemba Sherpa, Dawa Tenjin Sherpa, Mingma David Sherpa, Mingma Tenzi Sherpa, Gelje Sherpa, Pem Chiiri Sherpa, Dawa Temba Sherpa, Sona Sherpa
Libro di vetta: assente
Comune/i: Gilgit-Baltistan (Pakistan) / Xinjiang (Cina)
Valle/i: Valle del Baltoro (Pakistan)
Difficoltà alpinistica: AD (via normale); ED (pareti e vie tecniche)
Dislivello medio: 3.641m (da Campo Base)
Periodo consigliato: giugno–agosto
Esposizione prevalente: S-E (Sperone Abruzzi); N-E (versante cinese)
Presenza ghiacciai: sì (Godwin-Austen, Baltoro)
Presenza tratti attrezzati: sì (corde fisse sul Collo di Bottiglia e sullo Sperone Abruzzi)
Collections
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vette del Pakistan – lista – mappa