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Everest

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Ultima visita: 04/04/2026

Accesso

Itinerari della vetta

L'Everest è raggiungibile da due versanti principali, ciascuno con una propria logistica e un proprio sistema di permessi: il versante nepalese, che offre la via normale per la cresta sud-est, e il versante tibetano (cinese), che conduce alla cresta nord-est. Entrambi gli itinerari si sviluppano interamente in alta quota e richiedono una progressione per campi — tipicamente quattro oltre al campo base — con soste di acclimatamento della durata complessiva di sei-otto settimane. La fase più critica sul versante nepalese è il superamento della seraccata del ghiacciaio Khumbu, esposta a crepacci e crolli seraccali. Sul versante nord la sezione tecnica più impegnativa è costituita dai gradoni rocciosi della cresta nord-est, il Primo, il Secondo e il Terzo Step, dove l'uso di corde fisse è ormai consolidato. Entrambe le vie normali si collocano su difficoltà alpinistiche di grado PD, ma la quota estrema, la ridotta concentrazione di ossigeno al di sopra degli 8.000 metri e le condizioni meteorologiche rendono ogni ascensione un'impresa di portata eccezionale.

Vie di salita estive

» da Campo Base Sud (5.364m), via ghiacciaio Khumbu e Colle Sud – PD – 6–8 settimane (acclimatamento incluso) – (3.485mD+) (via normale, versante nepalese)

» da Campo Base Nord (5.200m), via Colle Nord e cresta nord-est – PD+ – 6–8 settimane (acclimatamento incluso) – (3.649mD+) (versante tibetano)

» parete sud-ovest, via britannica (1975) – ED – ascensione tecnica su parete mista

» parete est (Kangshung), via americana (1983) – ED – itinerario di alta difficoltà su terreno misto e ghiaccio

Introduzione

Con i suoi 8.849 metri sul livello del mare, l'Everest è la vetta più elevata della Terra. Si innalza al confine tra Nepal e Tibet (Cina) nella sezione centrale della catena himalayana, al crocevia tra il distretto di Solukhumbu a sud e la Prefettura di Shigatse a nord. La sua forma è quella di una piramide tripartita, con tre pareti principali — nord, est e sud-ovest — separate da altrettante creste, di cui la sud-est e quella nord-est costituiscono i due corridoi storici di ascensione. Il nome con cui la montagna è universalmente nota fu introdotto nel 1865 dal topografo britannico Andrew Waugh in onore del suo predecessore Sir George Everest, responsabile del Grande Rilevamento Trigonometrico dell'India; il nome tibetano Chomolungma, "madre dell'universo", e quello nepalese Sagarmatha, "dio del cielo", rimangono le denominazioni più radicate presso le popolazioni locali. La vetta era già nota come "Cima XV" dal 1852, quando il matematico Radhanath Sikdar, elaborando i dati del Survey of India, la identificò per la prima volta come la più alta della Terra. La prima ascensione fu compiuta il 29 maggio 1953 dal neozelandese Edmund Hillary e dallo sherpa Tenzing Norgay, nell'ambito della spedizione britannica guidata dal colonnello John Hunt; il successo fu annunciato in coincidenza con l'incoronazione della regina Elisabetta II, diventando da subito un evento di portata storica globale. Nel 1978 Reinhold Messner e Peter Habeler realizzarono la prima salita senza ossigeno supplementare, e nel 1980 Messner tornò in vetta da solo, per una via nuova sul versante nord, ancora senza ossigeno: due delle imprese alpinistiche più significative del Novecento.

Descrizione

Contesto geografico

L'Everest occupa la posizione centrale nell'insieme delle vette più elevate del pianeta. Sul versante nepalese si affaccia sul ghiacciaio Khumbu, che scende verso la valle del Khumbu fino all'abitato di Namche Bazaar, principale centro commerciale della regione sherpa. Il confine tra Nepal e Cina percorre le creste ovest e sud-est: soltanto la parete sud-ovest è dunque interamente nepalese, mentre le pareti nord ed est ricadono nel territorio cinese del Tibet. A ovest il Passo Lho La (6.026m) lo congiunge al Khumbutse (6.636m); a est il Colle Sud (7.906m) lo separa dal Lhotse (8.516m), quarta vetta della Terra; a nord il Colle Nord (7.066m) lo mette in relazione con il Changtse (7.543m). I tre ghiacciai che drenano i versanti della montagna — il Khumbu a sud-ovest, il Rongbuk a nord e il Kangshung a est — appartengono al terzo maggiore deposito di ghiaccio del pianeta, il sistema himalayana-tibetano, che conta circa 15.000 ghiacciai.

Dal punto di vista geologico, la struttura dell'Everest riflette la storia orogenetica dell'intera catena himalayana, prodotta dalla collisione tra la placca indiana e quella eurasiatica avviata circa 50 milioni di anni fa e tuttora in corso. La cima e i versanti superiori, al di sopra di circa 8.600m, sono costituiti dalla Formazione Qomolangma, un calcare metamorfico di origine marina del Paleozoico, testimonianza dell'antico fondale dell'oceano Tetide. Tra i 7.000m e gli 8.600m affiora la Formazione dell'Everest, composta da marmi, filliti e semiscisti. Al di sotto dei 7.000m si estende la Formazione Rongbuk, con scisti, gneiss e intrusioni leucogranitiche. Le tre formazioni sono separate da faglie a debole pendenza di importanza regionale, denominate "Qomolangma detachment" e "Lhotse detachment", attraverso cui le varie falde rocciose si accavallano a costruire la catena. La crescita tettonica ancora attiva porta la vetta a innalzarsi di alcuni millimetri ogni anno, in misura dipendente anche dai terremoti che periodicamente interessano la regione: il sisma del 2015 ha modificato la morfologia di alcune sezioni della cresta, incluso l'Hillary Step, trasformato da parete rocciosa verticale in rampa nevosa.

La fauna e la flora, ai piedi della montagna nel Parco Nazionale di Sagarmatha, comprendono specie emblematiche dell'Himalaya come il leopardo delle nevi (Panthera uncia), il cervo muschiato (Moschus chrysogaster), lo yak selvatico (Bos mutus) e il panda rosso (Ailurus fulgens). Il parco ospita 118 specie di uccelli e 26 di farfalle. La vegetazione varia dalla foresta di rododendri, betulle e ginepri alle praterie alpine, fino ai licheni e muschi che si spingono sino ai 5.750 metri circa, limite della neve permanente.

Storia alpinistica

Le prime ricognizioni sull'Everest risalgono alla spedizione britannica di esplorazione del 1921, guidata dal colonnello Charles Howard-Bury, che identificò il versante nord come il principale corridoio di accesso. L'anno seguente, nel 1922, la seconda spedizione britannica tentò la vetta per la prima volta: George Finch e Geoffrey Bruce raggiunsero i 8.321m grazie all'uso pionieristico dell'ossigeno supplementare, ma la spedizione fu funestata dalla morte di sette portatori sherpa in una valanga. Il 1924 segnò una tappa leggendaria e irrisolta: George Mallory e Andrew Irvine scomparvero l'8 giugno durante l'ultimo tentativo di attacco alla cima, visti per l'ultima volta da Noel Odell a meno di 300 metri dalla vetta. Il corpo di Mallory fu ritrovato nel 1999 a 8.290m di quota, ma la macchina fotografica che avrebbe potuto testimoniare il raggiungimento della cima non fu trovata né su di lui né sul luogo in cui si presume giaccia ancora il corpo di Irvine: la questione rimane aperta.

Nei decenni seguenti la montagna rimase inaccessibile dal Nepal per ragioni politiche, e i tentativi si concentrarono sul versante nord, allora territorio britannico. Dopo la seconda guerra mondiale il Nepal aprì i propri confini alle spedizioni straniere. Nel 1952 la spedizione svizzera guidata da Edouard Wyss-Dunant portò Tenzing Norgay e Raymond Lambert a 8.595m per la cresta sud-est, a circa 250 metri dalla vetta, prima di essere fermata dall'esaurimento delle forze e delle scorte di ossigeno. Il successo arrivò l'anno seguente: il 29 maggio 1953, alle 11.30, Edmund Hillary e Tenzing Norgay raggiunsero la cima per la cresta sud-est, rimanendovi circa quindici minuti. La spedizione era organizzata nei minimi dettagli dal Joint Himalayan Committee e finanziata con motivazioni anche politiche: il Regno Unito desiderava che l'impresa coincidesse con l'incoronazione di Elisabetta II, avvenuta il giorno stesso. Hillary e Norgay scattarono fotografie, seppellirono alcuni dolci e piantarono una piccola croce nella neve. Tornando a valle, Hillary disse a George Lowe: "We knocked the bastard off."

Negli anni successivi si moltiplicarono le ascensioni, le prime nazionali e i nuovi itinerari. Nel 1960 una spedizione cinese portò per la prima volta degli alpinisti sulla vetta per il versante nord. Nel 1963 gli americani Tom Hornbein e Willi Unsoeld realizzarono la prima traversata dell'Everest, salendo per il couloir Hornbein sulla cresta ovest e scendendo per la cresta sud-est, una delle imprese alpinisticamente più significative del decennio. Nel 1973 la grande spedizione italiana guidata da Guido Monzino — 55 militari, 8 civili, 110 tonnellate di materiale — portò sulla vetta Mirko Minuzzo e Rinaldo Carrel il 5 maggio, e altri tre alpinisti italiani il 7 maggio. Nel 1975 la spedizione britannica aprì una via sulla difficile parete sud-ovest. Nello stesso anno una spedizione cinese confermò la quota di 8.848m e una scalatrice giapponese, Junko Tabei, divenne la prima donna in vetta.

La svolta etica più radicale arrivò il 8 maggio 1978, quando Reinhold Messner e Peter Habeler realizzarono la prima salita senza ossigeno supplementare, dimostrando che la sopravvivenza nell'estrema zona della morte era possibile senza supporto artificiale: un risultato che la medicina d'alta quota giudicava impossibile. Due anni dopo, tra il 18 e il 20 agosto 1980, Messner tornò in vetta dal versante nord, da solo, con una variante che collegava la cresta nord al couloir Norton: prima solitaria assoluta dell'Everest, ancora senza ossigeno. La prima ascensione invernale fu compiuta il 17 febbraio 1980 dai polacchi Krzysztof Wielicki e Leszek Cichy, nell'ambito di una spedizione guidata da Andrzej Zawada: l'Everest diventò così il primo ottomila scalato in stagione invernale.

Dagli anni Novanta il fenomeno delle spedizioni commerciali trasformò radicalmente l'approccio alla montagna. Nel 1996 una bufera durante un intasamento in cresta costò la vita a otto alpinisti, episodio narrato nel bestseller Into Thin Air di Jon Krakauer. Nel 2019 nuove code in prossimità della vetta causarono ulteriori vittime. Il tasso di mortalità, stimato in circa uno su quaranta tentativi nelle stagioni recenti, rimane tra i più alti degli ottomila. Oltre 6.000 alpinisti avevano raggiunto la vetta alla fine del 2024, molti più volte: il record di salite è detenuto a pari merito dagli sherpa Apa Sherpa e Phurba Tashi, con ventuno ascensioni ciascuno.

Contesto culturale

Per le popolazioni sherpa del Khumbu la montagna è da sempre un luogo di profondo significato spirituale: Chomolungma, "madre dell'universo", non è semplicemente una vetta da raggiungere, ma una presenza sacra con cui intrattenere un rapporto di rispetto. Le spedizioni tradizionali iniziano ancora con il puja, una cerimonia di benedizione officiata da un lama buddhista al campo base, durante la quale si chiede protezione alla montagna per i membri della spedizione e per i portatori. La stessa tradizione vuole che molti alpinisti si fermino un metro al di sotto della vetta per rispetto verso la casa degli dèi. La storia dei portatori sherpa è indissolubilmente intrecciata a quella dell'alpinismo sull'Everest: senza il loro contributo — trasporto, apertura dei campi, gestione delle corde fisse, soccorso — nessuna delle grandi imprese del Novecento sarebbe stata possibile. Tenzing Norgay, sherpa del Khumbu, è stato definito dal cronista Pete Boardman "il primo asiatico di umili origini a raggiungere fama e notorietà internazionali". Dopo la prima ascensione Edmund Hillary dedicò gran parte della propria vita alla fondazione dell'Himalayan Trust, che ha finanziato la costruzione di scuole, ospedali e ponti per le comunità sherpa.

Fruizione e frequentazione

L'Everest è la montagna più frequentata tra gli ottomila. Il permesso di salita rilasciato dal governo del Nepal ha un costo di 11.000 dollari per alpinista nella stagione primaverile, la principale finestra di scalata (aprile-maggio). Il governo cinese limita l'accesso dal versante nord a gruppi autorizzati tramite agenzie specializzate. La stagione autunnale (settembre-ottobre) offre una seconda finestra, meno frequentata. L'affollamento degli itinerari standard, la presenza massiccia di rifiuti e la questione etica delle spedizioni commerciali sono dibattiti aperti nella comunità alpinistica internazionale. Il Parco Nazionale di Sagarmatha, istituito nel 1976 e riconosciuto patrimonio UNESCO nel 1979, tutela l'intero ecosistema intorno alla montagna, compresi i villaggi sherpa di Namche Bazaar e Tengboche.

Traversate

» traversata Everest–Lhotse (combinazione documentata)

Appoggi

» Khumbu Lodge – Campo Base Sud (5.364m) (struttura di base stagionale, )

» Pyramid International Laboratory and Observatory (5.050m) – stazione di ricerca italiana sul versante nepalese

Informazioni

Quota: 8.849m
Nome alternativo: Sagarmatha (नेपाली), Chomolungma (བོད་སྐད), Cima XV (storico)
Gruppo montuoso: Himalaya centrale
Catena alpina: Himalaya
Tipologia: piramide rocciosa / vetta principale
Area protetta: Parco Nazionale di Sagarmatha (Nepal) / patrimonio UNESCO
Prima ascensione: 29 maggio 1953
Primi salitori: Edmund Hillary, Tenzing Norgay
Prima ascensione invernale: 17 febbraio 1980
Primi salitori in invernale: Krzysztof Wielicki, Leszek Cichy
Libro di vetta: assente
Comune/i: Solukhumbu (Nepal) / Shigatse (Tibet, Cina)
Valle/i: Valle del Khumbu (S), Rongbuk (N)
Difficoltà alpinistica: PD (vie normali); ED (pareti)
Dislivello medio: 3.485m (da Campo Base Sud)
Periodo consigliato: aprile–maggio; settembre–ottobre
Esposizione prevalente: S-O (versante nepalese); N (versante tibetano)
Presenza ghiacciai: sì (Khumbu, Rongbuk, Kangshung)
Presenza tratti attrezzati: sì (corde fisse su entrambe le vie normali)

Collections

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