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Cho Oyu

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Ultima visita: 04/04/2026

Accesso

Itinerari della vetta

Il Cho Oyu è raggiunto quasi esclusivamente dal versante tibetano, dove la via normale percorre il versante nord-ovest seguendo l'itinerario dei primi salitori del 1954. Il campo base, a circa 5.700 metri di quota, è raggiungibile in jeep da Tingri attraverso la pista tibetana, con solo uno o due giorni di cammino aggiuntivi: è questa la caratteristica logistica che distingue il Cho Oyu dagli altri ottomila e che contribuisce in modo determinante alla sua frequentazione. Dal campo base la via risale il ghiacciaio e affronta la parete nord-ovest attraverso una serie di campi — tipicamente tre — con l'ultimo installato intorno a 7.400–7.500 metri. La sezione finale, su neve e ghiaccio con pendenze moderate, conduce alla vetta. La via normale non presenta difficoltà tecniche paragonabili a quelle degli altri ottomila e non richiede progressione su roccia in quota. Sul versante nepalese la parete sud-est è un itinerario completamente diverso, di alta difficoltà tecnica, percorso per la prima volta nel 1978 da una coppia di austriaci.

Vie di salita estive

» da Campo Base tibetano (5.700m), via versante nord-ovest – PD – 4–6 settimane (acclimatamento incluso) – (2.488mD+) (via normale, versante tibetano)

» da Campo Base nepalese, via parete sud-est (1978, Koblmüller e Furtner) – ED – itinerario di alta difficoltà tecnica su versante nepalese

» da Campo Base tibetano, via Messner (1983) – D – nuova linea aperta da Reinhold Messner durante la sua quarta presenza sulla montagna)

» da Campo Base tibetano, nuova via parete sud-est (2009, Urubko e Dedeshko) – ED – Piolet d'Or 2010

Vie di salita invernali

» via normale (5.700m) – PD – prima invernale 12 febbraio 1985 (alpinismo, Berbeka e Pawlikowski)

Introduzione

Con i suoi 8.188 metri il Cho Oyu è la sesta montagna più alta della Terra. Si innalza nella sezione centrale della catena himalayana, al confine tra il Nepal — nella regione del Khumbu — e il Tibet cinese, circa 20 chilometri a nord-ovest dell'Everest, con cui condivide il Nangpa La (5.716m), un valico storicamente percorso dalle carovane commerciali tra Tibet e Nepal. Il nome tibetano Cho Oyu significa "dea del turchese", con riferimento al colore azzurro-verde delle sue pareti di ghiaccio osservate dall'altopiano tibetano. La prima ascensione fu compiuta il 19 ottobre 1954 dagli austriaci Herbert Tichy e Joseph Jöchler con lo sherpa Pasang Dawa Lama, in una spedizione privata di piccole dimensioni e con un budget di circa un sedicesimo di quello della grande spedizione italiana che quell'anno aveva conquistato il K2: i tre salirono senza ossigeno supplementare per il versante nord-ovest, raggiungendo la quota più alta mai toccata da esseri umani senza l'ausilio di bombole, record che sarebbe rimasto imbattuto fino alla salita senza ossigeno dell'Everest da parte di Reinhold Messner e Peter Habeler nel 1978. Il Cho Oyu è considerato il più accessibile tra gli ottomila per via della sua via normale relativamente moderata e del campo base raggiungibile in veicolo dal Tibet, caratteristiche che ne fanno la montagna sopra gli 8.000 metri più frequentata dopo l'Everest e una meta privilegiata per chi si approccia per la prima volta all'alta quota estrema. La prima ascensione invernale fu compiuta il 12 febbraio 1985 da Maciej Berbeka e Maciej Pawlikowski, nell'ambito della scuola polacca dell'himalaysmo invernale.

Descrizione

Contesto geografico

Il Cho Oyu domina la zona di confine tra l'Himalaya nepalese e l'altopiano tibetano, in una posizione che gli conferisce caratteristiche geografiche e climatiche distinte rispetto agli ottomila più orientali. A est, oltre il Nangpa La, si apre la valle del Khumbu con la piramide dell'Everest ben visibile; a ovest la cresta himalayana scende verso il Gaurishankar (7.134m) e le vette del Nepal centrale. Il versante nord si affaccia direttamente sull'altopiano tibetano, caratterizzato da venti freddi e potenti che scendono dalla quota ma che — paradossalmente — rendono il campo base tibetano più stabile e accessibile di quelli nepalesi. La montagna ha una forma relativamente massiccia, con la cima principale affiancata da una spalla a nord-ovest e da una serie di contrafforti che scendono verso i ghiacciai circostanti.

Dal punto di vista geologico il Cho Oyu appartiene alla zona dei Grandi Himalaya, con rocce prevalentemente cristalline — graniti, gneiss e micascisti — di origine precambriana e paleozoica, sollevate e metamorfosate dalla collisione tra la placca indiana e quella eurasiatica. I versanti superiori presentano un manto glaciale continuo che rende la progressione sulla via normale quasi interamente su neve e ghiaccio. Il Nangpa La, il valico a 5.716 metri che separa il Cho Oyu dall'Everest verso est, è stato per secoli uno dei principali corridoi commerciali dell'Himalaya, percorso da carovane di yak che trasportavano sale, lana e prodotti tibetani verso il Nepal e viceversa.

La fauna e la flora nella zona del Cho Oyu riflettono la duplice influenza dell'ecosistema himalayano e di quello dell'altopiano tibetano. Sul versante nepalese le foreste di rododendri, abeti e ginepri si spingono fino a oltre 4.000 metri; sul versante tibetano la vegetazione è più steppica, con pascoli a lenticchie d'acqua e arbusti nani. Il leopardo delle nevi (Panthera uncia) frequenta i versanti a quote intermedie su entrambi i lati del confine.

Storia alpinistica

Le prime ricognizioni del Cho Oyu risalgono al 1951, quando la spedizione britannica guidata da Eric Shipton — con Edmund Hillary, Tom Bourdillon e Charles Evans tra i partecipanti — esplorò il Nangpa La e i versanti della montagna. L'anno seguente la stessa spedizione tornò con un obiettivo più diretto, ma non riuscì a individuare una via di salita praticabile e dovette rinunciare. Nel 1954, mentre la grande spedizione italiana conquistava il K2, il medico e scrittore austriaco Herbert Tichy organizzò una piccola spedizione privata con un budget ridottissimo — circa 1.500 dollari dell'epoca — e con una filosofia di minimalismo che anticipava di decenni l'approccio alpino alle grandi quote. Il 19 ottobre 1954 Tichy, Jöchler e lo sherpa Pasang Dawa Lama raggiunsero la vetta per il versante nord-ovest, senza ossigeno supplementare, stabilendo la quota più alta mai raggiunta senza bombole fino a quel momento: 8.188 metri. L'impresa, raccontata da Tichy nel libro "Cho Oyu — mia signora del turchese", divenne un testo di riferimento nella letteratura alpinistica del dopoguerra.

Nel 1958 la seconda ascensione fu compiuta da una spedizione indiana, con Pasang Dawa Lama ancora summiter — seconda volta in vetta sullo stesso ottomila, fatto all'epoca straordinario. Nel 1959 una sfortunata spedizione internazionale femminile invernale costò la vita a quattro alpiniste. Nel 1978 gli austriaci Eduard Koblmüller e Alois Furtner aprirono una via sulla difficile parete sud-est nepalese. A partire dal 1978 Reinhold Messner frequentò il Cho Oyu in molteplici occasioni: nel 1983, durante la sua quarta presenza sulla montagna, aprì una nuova via di salita. Nel 1984 la prima ascensione femminile fu compiuta dalle cecoslovacche Věra Komárková — già autrice della prima ascensione femminile dell'Annapurna nel 1978 — e Dina Štěrbová.

La prima ascensione invernale fu compiuta il 12 febbraio 1985 da Maciej Berbeka e Maciej Pawlikowski, nell'ambito di una spedizione polacca guidata da Andrzej Zawada. Tre giorni dopo, il 15 febbraio, Jerzy Kukuczka e Andrzej Heinrich ripeterono la salita, con Kukuczka che realizzò così la seconda invernale di due ottomila nella stessa stagione — un primato che nessuno avrebbe più eguagliato. Nello stesso inverno Kukuczka aprì anche il South Buttress, la prima via nuova aperta su un ottomila in stagione invernale.

Il 30 settembre 2006 un episodio drammatico segnò la storia recente del Cho Oyu: sul Nangpa La, il valico tra il Tibet e il Nepal frequentato da rifugiati tibetani che tentavano di raggiungere il Nepal, una pattuglia militare cinese aprì il fuoco contro un gruppo di civili. L'episodio fu ripreso da alpinisti presenti al campo base del Cho Oyu e le immagini, diffuse a livello internazionale, sollevarono un caso diplomatico. Nel 2009 Denis Urubko e Boris Dedeshko aprirono una nuova via sulla parete sud-est, ascensione premiata con il Piolet d'Or 2010. La prima discesa integrale in sci dalla vetta fu compiuta il 30 settembre 2013 dall'italiano Mario Monaco.

Contesto culturale

Il Nangpa La, che si apre ai piedi del Cho Oyu, è uno dei valichi himalayani più carichi di storia: percorso per secoli dai mercanti tibetani che commerciavano con le comunità sherpa del Khumbu, è diventato nel XX secolo una via di fuga per i rifugiati tibetani. L'episodio del 2006, in cui soldati cinesi aprirono il fuoco contro civili tibetani mentre alpinisti di tutto il mondo assistevano dal campo base, ha trasformato il Cho Oyu in un punto di riferimento non solo alpinistico ma anche politico. Il nome "dea del turchese" richiama la tradizione tibetana di identificare le grandi montagne come dimore di divinità femminili protettrici, simile alla concezione del Kangchenjunga nel Sikkim. La montagna è considerata una delle più "benevole" dell'Himalaya — per quanto questa parola possa applicarsi a una vetta di 8.188 metri — e questo carattere si riflette nella sua frequentazione, che la rende una sorta di porta d'accesso al mondo degli ottomila per le generazioni di alpinisti che ne affrontano la via normale come prima esperienza di alta quota estrema.

Fruizione e frequentazione

Il Cho Oyu è il secondo ottomila più frequentato al mondo dopo l'Everest, con centinaia di alpinisti per stagione nella primavera e nell'autunno. L'accesso dalla parte tibetana, la via normale tecnicamente moderata e la possibilità di raggiungere il campo base in veicolo lo rendono il punto di ingresso privilegiato per chi vuole sperimentare la quota sopra gli 8.000 metri. Il permesso di salita è rilasciato dalle autorità cinesi. Le finestre meteorologiche principali sono in primavera (aprile–maggio) e in autunno (settembre–ottobre), con quella autunnale particolarmente frequentata. Il tasso di mortalità, pur presente, è sensibilmente inferiore a quello degli altri ottomila.

Appoggi

» Campo Base tibetano (5.700m) — raggiungibile in jeep da Tingri

Informazioni

Quota: 8.188m
Nome alternativo: Cho Oyu = "dea del turchese" (tibetano)
Gruppo montuoso: Himalaya centrale — Mahalangur Himal
Catena alpina: Himalaya
Tipologia: piramide / vetta principale
Area protetta: Parco Nazionale di Sagarmatha (versante nepalese) / patrimonio UNESCO
Prima ascensione: 19 ottobre 1954
Primi salitori: Herbert Tichy, Joseph Jöchler, Pasang Dawa Lama
Prima ascensione invernale: 12 febbraio 1985
Primi salitori in invernale: Maciej Berbeka, Maciej Pawlikowski
Libro di vetta: assente
Comune/i: Solukhumbu (Nepal) / Tibet (Cina)
Valle/i: Valle del Khumbu (Nepal); altopiano tibetano (Cina)
Difficoltà alpinistica: PD (via normale); ED (parete sud-est)
Dislivello medio: 2.488m (da Campo Base)
Periodo consigliato: aprile–maggio; settembre–ottobre
Esposizione prevalente: N-O (via normale); S-E (versante nepalese)
Presenza ghiacciai: sì
Presenza tratti attrezzati: sì (corde fisse sulla via normale)

Collections

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