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Annapurna I

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Ultima visita: 04/04/2026

Accesso

Itinerari della vetta

L'Annapurna I è raggiunta principalmente dal versante nord, seguendo l'itinerario tracciato dai primi salitori nel 1950. Il campo base si installa a circa 4.200 metri, nella conca glaciale ai piedi della parete nord. La via risale la parete attraverso un sistema di ghiacciai e canali nevosi, con la sezione centrale — nota come la "Falce" — che a circa 7.000 metri attraversa un labirinto di seracchi instabili, fonte delle valanghe più devastanti nella storia della montagna. La via normale non presenta difficoltà tecniche estreme ma la combinazione di quota, esposizione alle valanghe e condizioni meteorologiche imprevedibili la rende una delle salite più pericolose tra tutti gli ottomila. La parete sud — aperta dalla spedizione britannica di Bonington nel 1970 con Haston e Whillans in cima — è la via tecnicamente più impegnativa e spettacolare, con oltre 3.000 metri di dislivello verticale.

Vie di salita estive

» da Campo Base nord (4.200m), via parete nord – AD – 5–7 settimane (acclimatamento incluso) – (3.891mD+) (via normale)

» da Campo Base sud, via parete sud – Sperone Bonington (1970, Haston e Whillans) – ED – prima via tecnica deliberatamente difficile su un ottomila

» da Campo Base sud, via Béghin–Lafaille (1992, tentativo; salita Steck 2013, contestata) – ED+ – itinerario direttissimo sulla parete sud

» da Campo Base, via parete ovest-nordovest (1985, Messner–Kammerlander) – D – inviolata al momento della prima salita

Vie di salita invernali

» via parete nord (4.200m) – AD – prima invernale 3 febbraio 1987 (alpinismo, Kukuczka e Hajzer)

Introduzione

Con i suoi 8.091 metri l'Annapurna I è la decima montagna più alta della Terra, ma occupa nella storia dell'alpinismo un posto del tutto speciale: il 3 giugno 1950 divenne la prima vetta sopra gli ottomila metri a essere scalata dall'uomo. La spedizione francese guidata da Maurice Herzog — composta dall'élite dell'alpinismo transalpino del dopoguerra, con Louis Lachenal, Lionel Terray e Gaston Rébuffat tra i protagonisti — raggiunse la cima senza ossigeno supplementare e senza alcun tentativo precedente sulla montagna, perché il Nepal era rimasto chiuso agli alpinisti stranieri fino al 1946. Il prezzo del successo fu altissimo: la discesa si trasformò in un calvario di valanghe, bivacchi forzati e congelamenti devastanti che costarono ad Herzog tutte le dita di mani e piedi e a Lachenal l'amputazione dei piedi. La montagna si trova nel Nepal centro-settentrionale, nella provincia di Gandaki Pradesh, separata dal Dhaulagiri dalla gola del Kali Gandaki a ovest e delimitata a nord dal Marsyangdi. Il nome deriva dal sanscrito e significa "dea dell'abbondanza". L'Annapurna I detiene il primato statistico dell'ottomila con il più alto tasso di mortalità: storicamente intorno a una vittima ogni tre alpinisti che tentano la vetta. La prima ascensione invernale fu compiuta il 3 febbraio 1987 da Jerzy Kukuczka e Artur Hajzer.

Descrizione

Contesto geografico

Il massiccio dell'Annapurna si estende per circa 55 chilometri in direzione est-ovest nel Nepal centro-settentrionale e comprende sei cime principali: l'Annapurna I (8.091m), l'Annapurna II (7.937m), l'Annapurna III (7.555m), l'Annapurna IV (7.525m), il Gangapurna (7.455m) e l'Annapurna Sud (7.219m). La cima principale si colloca all'estremità occidentale del sistema, separata dall'Annapurna II da un'ampia cresta a oltre 7.000 metri. A ovest la gola del Kali Gandaki — considerata la più profonda del mondo — separa il massiccio dal Dhaulagiri (8.167m): i due ottomila distano in linea d'aria meno di 35 chilometri ma tra loro scorre un fiume a circa 2.500 metri di quota, generando un salto di oltre 5.500 metri rispetto all'Annapurna. A nord il massiccio delimita l'Annapurna Conservation Area, istituita nel 1985 e che si estende per 7.629 chilometri quadrati, la prima e più grande area protetta del Nepal.

La geologia del massiccio appartiene alla Great Himalayan Sequence, con rocce metamorfiche di alto grado — gneiss, migmatiti e marmi — sollevate dalla collisione tra la placca indiana e quella eurasiatica. La parete nord presenta un profilo glaciale con ampie zone di accumulo nevoso che alimentano seracchi instabili nella sezione della Falce. La parete sud è una struttura di roccia e ghiaccio di eccezionale verticalità, con canali e pilastri che scendono per oltre 3.000 metri verso la valle del Modi Khola. L'Annapurna Conservation Area ospita una straordinaria varietà di ecosistemi — dalle foreste subtropicali del Terai alle nevi perenni — con specie come il leopardo delle nevi (Panthera uncia), il tahr himalayano (Hemitragus jemlahicus) e il panda rosso (Ailurus fulgens). L'area è percorsa ogni anno da decine di migliaia di trekker lungo il Circuito dell'Annapurna e il trek al Santuario dell'Annapurna.

Storia alpinistica

L'Annapurna fu la prima grande vetta himalayana a essere tentata senza alcuna spedizione precedente. La chiusura del Nepal agli stranieri aveva fino al 1946 impedito qualsiasi esplorazione; quando la dinastia Rana aprì gradualmente il paese al mondo esterno, i francesi furono tra i primi a ottenere un permesso. La spedizione del 1950, guidata da Maurice Herzog, si riservò inizialmente di scegliere tra il Dhaulagiri e l'Annapurna una volta sul posto; dopo un mese di esplorazione e valutazione, scelse l'Annapurna come obiettivo principale, identificando la via d'accesso lungo la parete nord solo a metà maggio. La rapidità dell'assalto fu sorprendente: in meno di dieci giorni gli alpinisti allestirono cinque campi e prepararono la via. Il 3 giugno Maurice Herzog e Louis Lachenal partirono dal campo 5 a circa 7.400 metri e in otto ore raggiunsero la vetta, senza ossigeno, su una montagna che nessuno aveva mai tentato prima.

La discesa fu un calvario. Herzog aveva perso i guanti sulla cima e i congelamenti alle mani e ai piedi erano già gravi quando raggiunse il campo 5, dove Terray e Rébuffat li attendevano. L'alba successiva portò una tempesta che accecò temporaneamente i quattro alpinisti; nella confusione la discesa continuò fino a un crepaccio dove bivaccarono, condividendo due soli sacchi a pelo in quattro. Una valanga li seppellì parzialmente di neve, portando via le scarpe. Al campo base il medico Oudot fu costretto a praticare amputazioni senza anestesia. Herzog perse tutte le dita di mani e piedi; Lachenal i piedi. Il rientro in Francia avvenne tra ovazioni nazionali: l'impresa era diventata simbolo del riscatto della Francia nel dopoguerra. Il libro di Herzog, Annapurna, premier 8000, vendette oltre venti milioni di copie in sessanta lingue e rimane uno dei bestseller della letteratura di montagna.

Vent'anni dopo, nel 1970, la spedizione britannica di Chris Bonington aprì una via deliberatamente difficile e tecnica sulla parete sud — la prima spedizione himalayiana ad approcciarsi esplicitamente alla difficoltà, non alla via più facile. Dougal Haston e Don Whillans raggiunsero la vetta, senza usare l'ossigeno disponibile; Ian Clough morì travolto da una valanga durante la discesa. L'impresa segnò l'inizio di una nuova era nell'alpinismo di alta quota. Nel 1974 gli spagnoli aprirono una via sulla parete sud; nel 1978 la prima ascensione femminile fu compiuta dalle statunitensi Vera Komarkova e Irene Miller, nell'ambito dell'American Women's Himalayan Expedition guidata da Arlene Blum; due compagne di spedizione — Alison Chadwick-Onyszkiewicz e Vera Watson — persero la vita durante la stessa spedizione. Nel 1985 Reinhold Messner e Hans Kammerlander aprirono una via sulla inviolata parete ovest-nordovest.

La prima ascensione invernale fu compiuta il 3 febbraio 1987 da Jerzy Kukuczka e Artur Hajzer, nell'ambito di una spedizione polacca che comprendeva anche Wanda Rutkiewicz e Krzysztof Wielicki. Per Kukuczka fu la quarta prima invernale su un ottomila.

Il 1992 portò uno degli episodi più drammatici della storia dell'Annapurna: il francese Pierre Béghin e il giovane Jean-Christophe Lafaille tentarono in stile alpino una linea direttissima sulla parete sud, già da Béghin immaginata come uno dei grandi problemi aperti dell'himalaysmo. I due si fermarono a 7.400 metri; in discesa, a 7.200 metri, un chiodo di sosta di una corda doppia cedette e Béghin precipitò. Lafaille rimase solo, con un braccio rotto e senza materiale, e sopravvisse quattro giorni in solitaria prima di riuscire a scendere. Il 25 dicembre 1997 Anatoli Bukreev — uno dei più forti himalaysti della generazione post-Messner, già protagonista dei soccorsi durante la tragedia dell'Everest del 1996 — morì sull'Annapurna travolto da una valanga mentre tentava la via della parete nord.

Il 9 ottobre 2013 lo svizzero Ueli Steck dichiarò di aver aperto in solitaria, in 28 ore dal campo base avanzato e ritorno, la linea direttissima sulla parete sud già sognata da Béghin e tentata con Lafaille nel 1992. La salita fu premiata con il Piolet d'Or 2014, ma fu successivamente messa in dubbio da parte della comunità alpinistica internazionale per l'assenza di prove fotografiche della cima: la questione rimane aperta. La prima salita certificata della linea Béghin-Lafaille è quella compiuta nel 2013 dagli alpinisti francesi Yannick Graziani e Stéphane Benoist.

Contesto culturale

Il nome Annapurna richiama una delle divinità più venerate del pantheon induista: Annapurna è la dea dell'abbondanza e del cibo, raffigurata con una ciotola di riso nella mano — un'immagine di generosità in netto contrasto con la reputazione di montagna assassina che la vetta si è guadagnata tra gli alpinisti. Per le comunità Gurung e Magar che vivono nel fondovalle del Marsyangdi il massiccio ha sempre avuto un significato sacro e identitario. Il Santuario dell'Annapurna — la conca glaciale ai piedi della parete sud, raggiunta ogni anno da decine di migliaia di trekker — è uno degli ambienti himalayani più fotografati e visitati del Nepal. Il libro di Herzog, pubblicato in Francia nel 1951, fu il primo bestseller mondiale sulla montagna e contribuì a costruire l'immagine del Nepal come terra di avventura e sfida estrema nell'immaginario europeo e americano del dopoguerra.

Fruizione e frequentazione

L'Annapurna I rimane una delle montagne meno frequentate tra gli ottomila, nonostante la notorietà del massiccio nel mondo del trekking. Il campo base nord si raggiunge da Pokhara con un trekking di circa una settimana. Il permesso di salita è rilasciato dal governo del Nepal. Le stagioni principali sono la primavera (aprile–maggio) e l'autunno (ottobre–novembre). Il tasso di mortalità storico — intorno a una vittima ogni tre tentativi — è il più alto tra tutti gli ottomila, anche se negli ultimi decenni è migliorato grazie a una migliore gestione delle condizioni meteo.

Traversate

» traversata Annapurna I — Annapurna III

Appoggi

» Campo Base nord (4.200m) — nella conca glaciale ai piedi della parete nord

Informazioni

Quota: 8.091m
Nome alternativo: Annapurna = "dea dell'abbondanza" (sanscrito)
Gruppo montuoso: Annapurna Himal — Himalaya nepalese centrale
Catena alpina: Himalaya
Tipologia: massiccio / vetta principale
Area protetta: Annapurna Conservation Area (Nepal, 7.629 km²)
Prima ascensione: 3 giugno 1950
Primi salitori: Maurice Herzog, Louis Lachenal
Prima ascensione invernale: 3 febbraio 1987
Primi salitori in invernale: Jerzy Kukuczka, Artur Hajzer
Libro di vetta: assente
Comune/i: Kaski / Myagdi (Nepal)
Valle/i: Valle del Marsyangdi (N-E); Valle del Modi Khola (S); Gola del Kali Gandaki (O)
Difficoltà alpinistica: AD (via normale parete nord); ED (parete sud)
Dislivello medio: 3.891m (da Campo Base)
Periodo consigliato: aprile–maggio; ottobre–novembre
Esposizione prevalente: N (via normale); S (parete sud)
Presenza ghiacciai: sì
Presenza tratti attrezzati: sì (corde fisse sulla via normale)

Collections

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